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lunedì 13 dicembre 2010
CAMMINAVA A TESTA ALTA COME ERA SOLITA FARE , COME SE FOSSE STATA UNA GIORNATA DI SOLE AZZURRA E SPLENDENTE, AVVOLTA NEL TRENCH CHE LE SCENDEVA PERFETTO SUI FIANCHI SENZA NEPPURE SENTIRE IL RUMORE DELLA PIOGGIA CHE FORTE BATTEVA SULL'ASFALTO SEGUITA DALLE MACCHINE CHE LENTE SCORREVANOLUNGO LA STRADA DEL SOLITO RIENTRO. IL VISO DOLCISSIMO , CHE COMUNQUE NON RIUSCIVA A NASCONDERE UN INNATO SENSO DI DISTACCO E ALTERIGIA, COMUNICAVA SOPRATUTTO NEGLI OCCHI UNO SCATENARSI DI PENSIERI ED EMOZIONI DEL TUTTO EVIDENTI, MA NON FACILI DA COMPRENDERE. ATTRAVERSO I CAPELLI, LE GOCCE CHE RIUSCIVANO A FILTRARE SINO ALLA FRONTE E A SCENDERE ANCORA PIU' GIU'SI MESCOLAVANO AD ALTRE CHE INVECE SENZA NESSUN OSTACOLO ARRIVAVANO FINO ALL' ANGOLO PERFETTO DELLA BOCCA E COSI' INSIEME , PIOGGIA E LACRIME , SEGUIVANO IL LORO PERCORSO COME AFFLUENTI VERSO IL FIUME E QUINDI NEL MARE PER , LENTAMENTE, MESCOLARSI E PERDERSI NEL FLUIRE DELLA VITA. SENZA UN ATTIMO DI ESITAZIONE COME SEGUENDO UN COMANDO INCOSCIO,ENTRO' NEL CAFFE'ALL'ANGOLO DELLA STRADA, NON PER RIPARARSI DALL'ACQUA, MA PER TENTARE ,TRAMITE UNA DISTRAZIONE,DI FERMARE I PENSIERI ORMAI SEMPRE PIU' VELOCI. L'ULTIMO TAVOLO IN FONDO ERA LIBERO MA D'IMPROVVISO DECISE CHE VOLEVA CONTINUARE A RESPIRARE L'ODORE DELLA PIOGGIA,COSI' DISSE AL CAMERIERE DI PORTARLE FUORI, SOTTO LA TENDA IL SUO WHISKY,CHE DA TEMPO ERA DIVENTATO UN PIACEVOLE COMPAGNO DI QUEI MOMENTI IN CUI SI CONCEDEVA DEI PICCOLI LUSSI. SCIOLSE L'IMPERMEABILE E NEL SEDERSI ACCAVALLO' LE GAMBE CHE GENEROSAMENTE SI MOSTRAVANO SOTTO IL TAILLEUR CHE INDOSSAVA CON NATURALEZZA ESTREMA. SPESSO PENSAVA CON QUANTO FACILITA' ERA PASSATA DAI JEANS E I MAGLIONI AD UN ABBIGLIAMENTO PIU' DECISAMENTE CLASSICO E MORBIDO CHE COMUNQUE LE SI ADDICEVA PARECCHIO.AMAVA STARE IN LIBERTA' MA QUESTO ERA ORMAI POSSIBILE SOLTANTO NELLA SUA PICCOLA CASA SULLA COSTA CHE NESSUNO CONOSCEVA.....PER STRADA A QUELL'ORA POCA GENTEANCHE SE IL QUARTIERE ERA MOLTO ABITATO, COSI' SI CONCESSE DI GUSTARE QUEL PRE-SERALE IN ASSOLUTA TRANQUILLITA', FORSE ANCHE TROPPA, L'APPUNTAMENTO ERA ANCORA TRA QUALCHE ORA, POTEVA RILASSARSI E CONCENTRARSI CON CALMA,MATUTTO CIO' CHE ATTRAVERSAVA LA SUA MENTE GLIELO PERMETTEVA POCO,RIFLETTE SULLE LACRIME DI PRIMAE PENSO' CHE FORSE NON ERA PIU' IL CASO DI TORNARCI SOPRA, DEL RESTO SAPEVA MOLTO BENE OGNI COSA,PROPRIO OGNI COSA,FACEVA PARTE DEL GIOCO,CHE NON ERA NE' PIU' GRANDE NE' PIU' PICCOLO DI LEI,ERA SEMPLICEMENTE LEI. QUANDO TRENTANNI PRIMA AVEVA DECISO DI COSA FARE DELLA SUA VITA,DI CERTO NON PENSAVA A QUELLO CHE SAREBBE STATO MA NEPPURE DI NON POTERNE FARE A MENO........................................ ANTONIO.
sabato 11 dicembre 2010
TRA VECCHIUME E FALSE NOVITA'.

A scandire il ritmo di un'era così infame quanto quella odierna è la classica miserabile giornata della politica italiana. Un presidente del Consiglio in preda al più classico shopping natalizio cerca di comprare più voti possibili per "sopravvivere" ad una fiducia che un degno Popolo non gli avrebbe mai affidato.Così attaccanti e difensori si scontrano in un terreno tutto loro per contendersi il "corpo" mal ridotto di un Paese incapace, per inettitudine o interesse, a reagire. Con una Procura,quella di Roma,che ogni tanto "osa" mettere il naso negli affari parlamentari. Se oltre il naso mettesse anche gli occhi e un minimo di volontà probabilmente si scoprirebbe qualche malefatta in più. Altro fresco materiale con cui fare abbaiare Di Pietro e la sua fumosa ciurma. Intanto c'è chi gioca su tutti i tavoli possibili cercando la via più breve per la poltrona, maestro di tale strategia non può essere che Fini con il suo "Fli" con le mani nei suddetti tavoli e le orecchie tese ad attendere un ordine da altri mari.
Nelle regole non scritte di questa politica anche quella che coraggiosamente viene definita opposizione ha il suo studiato ruolo. Nel "PD" sempre più schiavo del D'Alema pensiero arriva il momento di alzare un pò la voce, di rispolverare quella falsa idea di novità manifestando per le strade di Roma che fortunatamente nei secoli addietro vide figure più importanti e degne percorrere le sue vie. Può capitare quindi che il cavaliere, dalla tristissima figura Bersani, si ponga come la soluzione e la via d'uscita dai molteplici disastri che flagellano l'Italia da nord a sud mentendo così spudoratamente a se stesso e agli altri.
A completare il quadro ci pensa il presidente della Repubblica Napolitano ammettendo che l'Italia è in un brutto momento. Parole che marcano ancora di più la differenza fra una classe politica indifferente e la gente comune per la quale quel momento spesso dura da una vita.
Ecco una classica miserabile giornata della politica italiana che fortunatamente volge al termine.
Giuseppe Pennestrì
venerdì 3 dicembre 2010
Il Titanic
E cosi', mentre i parlamentari decidono di prendersi una settimana di ferie,vista la brillanta situazione che attraversa il paese,la discussione sulla "Gelmini" slitta al 14 Dicembre e viene collegata al voto di fiducia al governo Berlusconi.Quindi se cade il governo, cade la ministra e con lei la sua riforma, cadono tante altre cose dalle quali al momento siamo distratti,giustizia, economia, lavoro, sanita'. Molti auspicano che questo non accada, per il bene collettivo, altri sperano che cio' avvenga per il bene collettivo, qualcuno crede ancora nell' efficacia di un governo tecnico per il bene collettivo, in questo baillame ,tipicamente nostrano, chi ci rimette di fatto è il popolo Italiano ,lavoratori , operai , imprenditori , gente comune e giovani sopratutto i giovani che non vedono certezze per il loro futuro e del resto come potrebbero.La situazione economica è veramente disastrosa, se L'Italia non si ritrova come la Grecia , il Portogallo, L'Irlanda o L'Islanda è solo perche' vive ancora della vecchia rendita che ci tiene in ostaggio, dalla fine della seconda guerra mondiale , dei "cari alleati" che ancora dalle camionette continuano a lanciare caramelle , cioccolattini e...........soldini. Ma la pacchia sta finendo anche per loro ,vista l' implosione finanziaria che stanno attraversando grazie al vampirismo di chi li governa pubblicamente e non.Speriamo di non doverci indebitare come gli Irlandesi per "salvare"le banche e stingerci da soli le catene ai piedi. Questo , i giovani lo sanno!Il mondo del lavoro e della produzione è in stato di impasse , la disoccupazione reale dilaga e i licenziamenti sono all' ordine del giorno , le imprese sane nazionali non riescono non solo a produrre quanto dovrebbero , ma neanche a vendere ciò che permetterebbe di riaffermare unà forza economica per cui si arrendono , ormai con troppa facilita' ai richiami delle sirene extranazionali, quindi è sempre più difficile "fare e "dare" lavoro sul territorio;le uniche imprese fiorenti con un pil interessante sono :mafia , ndrangheta , camorra ........ma delle due l'una o loro o lo stato. Questo i giovani lo sanno!E a questo proposito, sembra che parlare di giustizia , nella terra del Diritto sia ormai una barzelletta,Lodi a destra Lodi a sinistra, processi che durano per generazioni, marachelle tra giudici, inciuci più o meno legali, salvacondotti parlamentari, carceri che scoppiano, detenuti come nei lagere, pentiti alle Seychelles e però se un ragazzo si ribella per il suo domani, che gli è stato già defraudato con largo anticipo,giù manganellate e arresti in altri casi invece "si patteggia" o "si prende tempo"Quando ci direte la verità sulle stragi che hanno distrutto un Paese e condannato ingiustamente una generazione ? Questo i giovani lo sanno!Guai poi ad ammalarsi in questo momento, meglio curarsi da soli.Tranne qualche polo d'eccellenza, da individuare, la situazione medico- ospedaliera è da terzo mondo(se esiste ancora)senza entrare in dettagli che potrebbero essere tra il raccapriciante e l' incredibile basti pensare che l' incidenza di mortalita' in questo paese è prossima al 40%.Sembra incredibile , perchè , di contro prosperano aziende farmaceutiche nazionali e mondiali , cresce il numero dei "dottori", e aumentano le commesse con gli enti privati, mentre molti sofferenti anche in condizioni terminali passano le ultime ore della loro esistenza, sempre più spesso, nei corridoi degli ospedali. Ma, attenzione, la spesa per la sanita' pubblica è ormai , da nord a sud , una voragine simile a un cratere Vesuviano , e i soldi che vanno alle Regioni? Questo i giovani lo sanno! Ma adesso ci ricolleghiamo all' inizio , se uno stato non pensa al suo futuro è destinato a finire, ed il domani sono le nuove generazioni alle quali vorremmo insegnare che è giusto tagliare i fondi per la ricerca tanto a che giova......, tagliare i fondi alla cultura , al turismo , al lavoro , all'innovazione, tanto che importa bruciare esistenze addormentandole davanti a un computer, L'importante e che pochi abbiano molto e in fretta. Non è cosi', non sarà ,per sempre cosi, la circolarità delle cose non lo prevede!E'bello rivedere ragazzi che si ribellano, monumenti che hanno fatto la storia di questa terra che prendono voce per dire che non uccideranno il loro domani , in ogni caso che la giovinezza non si avvilisce con le menzogne. Sarebbe ancora meglio se tutto ciò avvenisse senza etichette e fuori da gabbie ideologiche che troppo spesso hanno confuso le menti e i cuori distorcendo le idee che sono una altra cosa.Speriamo che quanto stia avvenendo in questo momento nelle università e nelle scuole italiane sia solo la punta di un iceberg che possa affondare, il malevolo Titanic, che crede sempre di navigare in acque serene,con tutti i suoi naviganti, e si rimettano le cose a posto! Il domani appartiene a voi, prendetevelo. Antonio.
lunedì 29 novembre 2010
LA DISFATTA DELLA MENZOGNA.

Quando determinate verità irrompono senza preavviso o senza essere state abilmente manipolate da squallidi prezzolati giornalisti al servizio delle odierne logiche di potere, accade inevitabilmente ciò a cui stiamo assistendo. L'imbarazzo e la paura di essere stati scoperti sta spingendo le cancellerie di mezzo mondo a correre ai ripari. Le notizie riservate che stanno trapelando tramite Wikileaks non sono altro che la prova di ciò che a grandi linee si sapeva già, e forse tra i 260.000 file che vanno dal 1966 al 2010 di cui 3012 secondo "El Pais" riguardano l'Italia, avremo il piacere di scoprire ciò che avremmo dovuto sapere da tempo.
Il problema principale per tutti gli Stati coinvolti non è a nostro avviso il pericolo che gli scenari politici possano cambiare,ciò che lega infatti i principali protagonisti della scena politica ed economica mondiale è una vera e propria dottrina che deve necessariamente andare avanti, ma è il fatto che adesso, e per un pò almeno, dovranno giocare a carte scoperte. L'Iran, per esempio, ha capito che dovrà guardarsi anche da Paesi più o meno vicini. La prova che tutti sono nel mirino degli Stati Uniti, sia "amici" che "nemici", è nella richiesta del Segretario di Stato USA Hilary Clinton di informazioni su investimenti personali di Berlusconi e Putin. Richiesta giustificata dalla preoccupazione di Washington dell'intesa tra Eni e Gazprom, quindi Berlusconi Putin, per la realizzazione del gasdotto "Southstream" che collecherà Russia e Ue e che rischia di tagliare fuori la concorrente a stelle e striscie "Nabucco". I più alti ufficiali ONU, compreso Ban Ki-moon, si staranno chiedendo sbigottiti il perchè della richiesta del Dipartimento di Stato USA della raccolta di dati sensibili come il numero delle carte di credito e le rotte aeree frequentate dagli stessi dato il completo allineamento dell'ONU alle politiche statunitensi.
La sottile linea della fumosa apparenza che divideva "buoni" e "cattivi" sembra sfaldarsi quindi, pezzo per pezzo. Le strategie di alcuni Paesi quali gli Stati Uniti rischiano di saltare o quantomeno di cambiare forma e rotta ma per niente l'essenza. Tutti uniti però nel condannare con fermezza, non solo a parole, l'operato di Julian Assange, principale artefice del più grande sputtanamento diplomatico della storia. Altra grossa grana da risolvere è quello di come spiegare e arginare l'opinione pubblica interna dei vari Stati coinvolti. Che ci crediate o no, non tutti i Popoli sono come quello italiano abituato da tempo ad accettare qualunque cosa senza battere ciglio. Il più grande imbarazzo per i capi di Stato non è l'esistenza di questi documenti ma il fatto che essi vengano resi pubblici e di conseguenza crolli il loro castello di carta.
Non sappiamo quale sia l'obiettivo di Assange ne tantomeno ci interessano i suoi presunti guai giudiziari, non siamo come quel tale che quando gli viene indicata la Luna stupidamente egli guarda il dito e non il cielo, a noi interessa la Verità, spiacevole o piacevole che sia. Essa piace e viene cercata da chi non ha nulla da nascondere a differenza del nauseante ministro Frattini. Al di là di qualunque preconcetto o degli attori adesso protagonisti, essa va cercata, difesa e soprattutto condivisa con tutti. Sta alla volontà di ognuno accoglierla e quindi agire di conseguenza, o come troppo spesso accade fare ancora finta di niente.
Giuseppe Pennestrì
sabato 27 novembre 2010
LA CONTRO-RIFORMA TREMONTI GELMINI
E' bene sottolineare come la protesta dei ricercatori contro il DDL “Gelmini” trova la sua scaturigine dai ricercatori stessi, ma travalica taluni aspetti forse corporativi, e coinvolge tutta l’Università italiana, tutto il Corpo Accademico, riverberandosi sul futuro dell’intera società civile.
Il DDL, che è stato approvato dal Senato della Repubblica senza alcuna opposizione, appare strutturato, meglio, dettato, da Poteri forti e trasversali, esterni all’università, la cui punta di diamante sembra essere la Confindustria.
Le dichiarazioni rilasciate in Commissione Cultura dal Vice Presidente di Confindustria, gli articoli apparsi sul “Sole 24ore” e tutta la campagna mediatica posta in essere negli ultimi mesi, lasciano pochi dubbi sulla strategia di assalto alla diligenza attuata nei confronti dell’Istituzione universitaria pubblica.
La cosiddetta governance, che inserisce nei CdA degli Atenei un 30% di “esperti esterni” portatori di “saperi altri”, presumibilmente derivanti da un mondo imprenditoriale italiano che, dagli scandali Cirio a Parlamat, passando per lo spregio della sicurezza nel lavoro e per la “delocalizzazione” nonché la deindustrializzazione dell’Italia; ha già dato ampia prova di se e di come concepisce il suo posizionamento sociale continuando indefessamente a privatizzare i profitti ed a socializzare le perdite.
E’ altissimo il pericolo che tali CdA possano con un colpo di mano, trasformare singoli atenei in Fondazioni di diritto privato, con tutto ciò che questo comporterebbe sul piano sia dell’occupazione, sia della libertà di ricerca, sia sul trasferimento della conoscenza sugli Studenti e quindi sul Territorio.
Probabilmente lo scopo, neanche tanto recondito, è quello di impadronirsi del “giocattolo” universitario per poter fare innovazione (profitti) a costo zero, liberandosi al contempo di tutta quella zavorra culturale giudicata inutile perché non funzionale ad un immediato uso mercantile
Ad un tale stato di cose, nulla potrà eccepire il mondo accademico. Nessuno. Neanche i Senati accademici ridotti a mero Organo consuntivo e di collegamento con i Dipartimenti.
Con i Senatori ridotti a camerieri dei “sapienti altri”. Impotenti spettatori di una rovina ancora oggi evitabile.
Professori Ordinari relegati al ruolo di yes men al servizio di faccendieri, politici, forse di furbetti del quartierino di turno, in un quadro rassomigliante alla struttura della ASL e con in più la responsabilità di avere accettato la “tenure track”, squallido ed ambiguo concetto, barbarismo lessicale che, in italiano, si traduce precarietà.
La “tenure track”, assieme alla messa in esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato, è una delle chiavi di volta dell’intero DDL.
Da una parte si disconosce al ricercatore a TI la reale attività di docenza svolta a partire dal 1991 che, ricordo, è stata erogata con entusiasmo ed amore, volontariamente, senza alcun obbligo di Legge e senza nessuna remunerazione aggiuntiva.
Dall’altra si istituisce la figura del ricercatore a tempo determinato il quale, dopo sei anni di attività, o diventa professore associato o, semplicemente, non è più nulla.
A ragione una siffatta figura rischia di restare per la strada a 35 anni suonati: mi permetto di precisare che a 35 anni si arriva se, e solo se, tutti i tempi del 3+2, del dottorato e dello start time del tempo determinato, vengono elveticamente rispettati!
Diversamente, e molto più realisticamente, il DDL disegna uno scenario futuro in cui un esercito di precari senza speranza, senza un progetto di vita, e senza “paracadute sociale”, si affaccia alla mezza età con un pugno di mosche in mano, niente di realizzato. Tutto da ricominciare!
Io penso che il corpo Accademico nella sua interezza, nella sua organicità, non possa permettere che una parte di se stesso possa essere trattato in siffatta maniera. Se i Ricercatori vengono trattati come una cancrena, isolati, messi ad esaurimento, presto l’opera di demolizione passerà agli altri. A quelli che restano.
Finché il destino sarà compiuto: i ricchi si formeranno nelle Scuole private, magari on-line, dove saranno addestrati per diventare Quadri Dirigenti della nostra Italia; gli altri, gli Ultimi, impossibilitati, per mancanza di opzioni, a scegliere un percorso culturale, patiranno sulla loro pelle l’assunto che, se “Sapere è Potere”, di converso, “Ignoranza è schiavitù”
A chi maliziosamente, per mancanza di informazione o per semplice malafede, stigmatizza la protesta in atto relegandola a fatto secondario e finalizzato all’ottenimento di una ope legis per diventare professori associati, rispondo che, non foss’altro che per motivi economici, una tale evenienza sarebbe, per un ricercatore cinquantenne, una autentica iattura. Non esiste infatti il tempo materiale per poter agguantare il miglioramento economico “acquisito” se non dopo il pensionamento! E la età media dei Ricercatori italiani è 45 anni.
Insomma: se qualcuno volesse farmi un dispetto, mi nominerebbe associato sin da domani e così facendo, mi inchioderebbe sull’assegno ad personam sino alla pensione.
Appare chiaro come, in questa fase, i Ricercatori rappresentano una avanguardia del mondo accademico, la cui protesta passa anche dal mancato riconoscimento del loro stato giuridico, ma si incardina nella più generale analisi critica del DDL "Gelmini" i cui contenuti sono tali da porre la parola "fine" sulla Università Pubblica italiana.
Ed è questo il motivo per il quale a mio avviso siamo tutti, accademici e non, chiamati ad una assunzione di responsabilità.
Mauro Federico
ANDU UniMe
Rete29Aprile UniMe
Il DDL, che è stato approvato dal Senato della Repubblica senza alcuna opposizione, appare strutturato, meglio, dettato, da Poteri forti e trasversali, esterni all’università, la cui punta di diamante sembra essere la Confindustria.
Le dichiarazioni rilasciate in Commissione Cultura dal Vice Presidente di Confindustria, gli articoli apparsi sul “Sole 24ore” e tutta la campagna mediatica posta in essere negli ultimi mesi, lasciano pochi dubbi sulla strategia di assalto alla diligenza attuata nei confronti dell’Istituzione universitaria pubblica.
La cosiddetta governance, che inserisce nei CdA degli Atenei un 30% di “esperti esterni” portatori di “saperi altri”, presumibilmente derivanti da un mondo imprenditoriale italiano che, dagli scandali Cirio a Parlamat, passando per lo spregio della sicurezza nel lavoro e per la “delocalizzazione” nonché la deindustrializzazione dell’Italia; ha già dato ampia prova di se e di come concepisce il suo posizionamento sociale continuando indefessamente a privatizzare i profitti ed a socializzare le perdite.
E’ altissimo il pericolo che tali CdA possano con un colpo di mano, trasformare singoli atenei in Fondazioni di diritto privato, con tutto ciò che questo comporterebbe sul piano sia dell’occupazione, sia della libertà di ricerca, sia sul trasferimento della conoscenza sugli Studenti e quindi sul Territorio.
Probabilmente lo scopo, neanche tanto recondito, è quello di impadronirsi del “giocattolo” universitario per poter fare innovazione (profitti) a costo zero, liberandosi al contempo di tutta quella zavorra culturale giudicata inutile perché non funzionale ad un immediato uso mercantile
Ad un tale stato di cose, nulla potrà eccepire il mondo accademico. Nessuno. Neanche i Senati accademici ridotti a mero Organo consuntivo e di collegamento con i Dipartimenti.
Con i Senatori ridotti a camerieri dei “sapienti altri”. Impotenti spettatori di una rovina ancora oggi evitabile.
Professori Ordinari relegati al ruolo di yes men al servizio di faccendieri, politici, forse di furbetti del quartierino di turno, in un quadro rassomigliante alla struttura della ASL e con in più la responsabilità di avere accettato la “tenure track”, squallido ed ambiguo concetto, barbarismo lessicale che, in italiano, si traduce precarietà.
La “tenure track”, assieme alla messa in esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato, è una delle chiavi di volta dell’intero DDL.
Da una parte si disconosce al ricercatore a TI la reale attività di docenza svolta a partire dal 1991 che, ricordo, è stata erogata con entusiasmo ed amore, volontariamente, senza alcun obbligo di Legge e senza nessuna remunerazione aggiuntiva.
Dall’altra si istituisce la figura del ricercatore a tempo determinato il quale, dopo sei anni di attività, o diventa professore associato o, semplicemente, non è più nulla.
A ragione una siffatta figura rischia di restare per la strada a 35 anni suonati: mi permetto di precisare che a 35 anni si arriva se, e solo se, tutti i tempi del 3+2, del dottorato e dello start time del tempo determinato, vengono elveticamente rispettati!
Diversamente, e molto più realisticamente, il DDL disegna uno scenario futuro in cui un esercito di precari senza speranza, senza un progetto di vita, e senza “paracadute sociale”, si affaccia alla mezza età con un pugno di mosche in mano, niente di realizzato. Tutto da ricominciare!
Io penso che il corpo Accademico nella sua interezza, nella sua organicità, non possa permettere che una parte di se stesso possa essere trattato in siffatta maniera. Se i Ricercatori vengono trattati come una cancrena, isolati, messi ad esaurimento, presto l’opera di demolizione passerà agli altri. A quelli che restano.
Finché il destino sarà compiuto: i ricchi si formeranno nelle Scuole private, magari on-line, dove saranno addestrati per diventare Quadri Dirigenti della nostra Italia; gli altri, gli Ultimi, impossibilitati, per mancanza di opzioni, a scegliere un percorso culturale, patiranno sulla loro pelle l’assunto che, se “Sapere è Potere”, di converso, “Ignoranza è schiavitù”
A chi maliziosamente, per mancanza di informazione o per semplice malafede, stigmatizza la protesta in atto relegandola a fatto secondario e finalizzato all’ottenimento di una ope legis per diventare professori associati, rispondo che, non foss’altro che per motivi economici, una tale evenienza sarebbe, per un ricercatore cinquantenne, una autentica iattura. Non esiste infatti il tempo materiale per poter agguantare il miglioramento economico “acquisito” se non dopo il pensionamento! E la età media dei Ricercatori italiani è 45 anni.
Insomma: se qualcuno volesse farmi un dispetto, mi nominerebbe associato sin da domani e così facendo, mi inchioderebbe sull’assegno ad personam sino alla pensione.
Appare chiaro come, in questa fase, i Ricercatori rappresentano una avanguardia del mondo accademico, la cui protesta passa anche dal mancato riconoscimento del loro stato giuridico, ma si incardina nella più generale analisi critica del DDL "Gelmini" i cui contenuti sono tali da porre la parola "fine" sulla Università Pubblica italiana.
Ed è questo il motivo per il quale a mio avviso siamo tutti, accademici e non, chiamati ad una assunzione di responsabilità.
Mauro Federico
ANDU UniMe
Rete29Aprile UniMe
venerdì 26 novembre 2010
"quanta bellezza c'è negli occhi di una persona innamorata e quanto dolore in chi rinuncia all'amore per amore"
Neda Agha Soltan o semplicemente Neda , cosi' come oggi è purtoppo nota in tutto il circuito multimediale, purtroppo perchè Neda di certo non avrebbe preferito essere famosa in questa maniera.Stava attraversando una strada, mentre prendeva parte ad una manifestazione come tanti con lei, quando una pallottola le ha trapassato il petto,colpendo proprio li' dove non c'è più rimedio.Era una donna bellissima e anche stesa a terra coperta di sangue ha mantenuto questa sua caratteristica mentre il suo sguardo cercava di capire perchè;sulla vigliaccheria di questo gestonon ci sono dubbi , ma quando un proiettile freddo spegne un cuore caldo bisogna interrogarsi, sopratutto se quel cuore batte estraneo alla malvagità che lo circonda. Neda è diventata involontario simbolo di una rivolta, ma anche testimone certa di quanto non dovrebbe accadere, è infatti di pochi giorni fa che probabilmente a sparare in quella piazza di Teheran fossero agenti del servizio segreto britannico confusi tra i dimostranti.Cosi' , per un teorema che conosciamo bene, per far prevalere la ragion di stato, in questo caso per un disequilibrio internazionale creato ad arte, Neda che per amore della libertà era in piazza , col suo amore vicino, non amerà più per....amore!---------------------QUESTA LA NOSTRA DEDICA NELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. Kahlil
giovedì 25 novembre 2010
Tra gli alberi , il ciliegio...............
"Uno scrittore del calibro di Yukio Mishima nasce ogni due o tre secoli". Queste le parole del premio Nobel Yasinari Kawabata per definire il suo illustre connazionale.Mishima deve la sua fama letteraria innanzitutto alla grandezza dei suoi romanzi, tra i quali ci piace ricordare "Il padiglione d'oro", "Il mare della fertilita'" e "Confessioni di una maschera", ma teniamo presente che la sua produzione va ben oltre i sessanta libri.Ma Mishima non è solo questo, è anche uno stupendo visionario che ama il suo Paese e il suo Popolo e nel momento in cui si rende che conto che il Giappone sta per trasformarsi in qualcosa che non ha più legami con le antiche tradizioni della sua terra , decide di intervenire anche politicamente nella societa' che lo circonda e lo fa con tutto il suo il suo esistere fino alle estreme conseguenze. Fonda un movimento che chiamera' "Tatenokai" , la Società dello Scudo , con il quale e attraverso il quale forma i giovani Giapponesi richiamandoli a quelli che erano gli antichi valori della cultura e della spiritualità nipponica che ritiene offuscati dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale. Vuole ridare alla sua Terra quella dignità che aveva quando era governata dall'Imperatore e si seguivano gli insegnamenti del Bushido, il codice dei Samurai.Tenta quello che potremmo definire un colpo di stato spirituale e morale, ma quando si rende conto che nonostante gli scritti e le azioni tutto appare vano e irreversibile compie l' unico gesto che la sua formazione e il suo essere gli puo' indicare. Sara' un esempio indelebile nella memoria della Nazione e un monito perenne per tutte le future generazioni,alla guida dei suoi uomini più fidati occupa la base militare di Ichigaya e salito sul terrazzo del quartiere generale ,davanti alle truppe schierate , oltre mille soldati, fa harakiri seguendo le regole del rito venendo immediatamente decapitato dal suo più caro amico. Oggi , nel quarantesimo anniversario della sua morte , una cerimonia di purificazione shintoista ricordera' al mondo l'autore di "Sole e Acciaio" e della "Voce delle Onde". Antonio.
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