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venerdì 9 aprile 2010
sabato 3 aprile 2010
Religiosi e pedofilia: il grande boato e l' assordante silenzio.

Da un po’ di tempo a questa parte i mezzi d' informazione italiani ed esteri affrontano sempre con maggiore vigore lo scabroso argomento degli abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti appartenenti alla Chiesa Cattolica. Questo fenomeno pare sia abbastanza frequente e molto poco denunciato, vuoi perchè le vittime hanno rimosso questi disgustosi ricordi, vuoi perchè provano una sorta di vergogna nell' affrontare con persone terze la tragedia che ha segnato la loro vita. Le stesse famiglie a volte non colgono nello sguardo dei loro figli quel qualcosa che non va, fidandosi invece della totale buona fede dei prelati, buona fede che, come purtroppo stiamo vedendo, non sempre è tale.
Il Vaticano non sfugge neanche alla pesante accusa di aver sempre cercato di coprire questi avvenimenti e di recente è anche emerso che alcuni vescovi americani, da circa una ventina di anni, hanno abusato sessualmente di molti bambini, spesso affetti da alcuni handicap quali la sordità, e ciò rende ancora di più in bilico la posizione della Chiesa e ne aggrava maggiormente il problema della crisi di spiritualità che la attanaglia, soprattutto quando questi fatti vengono messi a nudo di fronte a milioni di fedeli in tutto il mondo, essendo indirettamente coinvolto anche il fratello dell' attuale Pontefice. Forse è giunto il momento che la nomenclatura vaticana riveda alcuni suoi aspetti, come ad esempio il voto di castità per i sacerdoti che, a detta di molti analisti, risulta essere la causa primaria degli abusi rappresentando un obbligo, un sacrificio che l'aspirante prete compie di fronte a Dio, andando quindi contro la naturale essenza dell’uomo e frenando i suoi istinti sessuali sia pur soltanto pensati. Probabilmente i vari casi di molestie da parte dei preti ne sono la conferma ed alcuni di loro sviluppano quindi un perverso e criminale interesse di natura fisica nei confronti del fanciullo trovando in lui uno sfogo sessuale.
E' anche accaduto che, in alcuni piccoli comuni con una forte (e presunta) coscienza cattolica, la gente scenda in strada a difendere dalla troupe giornalistica, venuta in cerca dello scoop, il proprio parroco, accusato di violenza su minore, anche di fronte a prove evidenti, proprio perché accecati da qualcosa che credono sia fede ma che più non è, ritenendo che siano solo accuse infondate.
Però, come adesso vedremo, alcuni mezzi di informazione sono mossi non da senso di giustizia e verità, ma da odio verso un' istituzione religiosa come la Chiesa Cattolica della quale non condividono, legittimamente, vedute, idee e prassi. Il risultato è stato sicuramente il silenzio sulle ultime notizie venute dagli Stati Uniti, precisamente dalla città di New York: si tratta di alcune rivelazioni choc riguardanti i traffici illeciti di organi da parte di un rabbino della comunità di Brooklyn a cui si aggiungono alcune denunce effettuate da parte di uomini e donne che hanno trovato, attraverso una radio privata, il coraggio di gridare contro un gran numero di rabbini l' accusa di essere stati responsabili di violenze sessuali nei loro confronti quando non erano altro che bambini o adolescenti. La notizia ha come teatro la Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn (un noto istituto ebraico del quartiere) nella quale il docente, nonché rabbino, Yehuda Kolko ha abusato fisicamente per anni di bambini che frequentavano quella scuola. Ciò però, a detta dell’avvocato ebreo Michael Dowd, è un’ usanza molto comune e diffusa nelle comunità Haredim. Infatti, egli, ha incominciato una dura lotta cercando di dimostrare ciò, ponendo il caso sotto gli occhi di tutti pur essendo una classica battaglia come quelle intraprese da Don Chisciotte. La lotta diventa ancora più ardua pensando alla grande omertà (rivendicata dagli stessi rabbini) che c’è all’interno di questi ambienti. I rabbini ortodossi in ogni caso hanno espresso il loro disagio e preferiscono risolvere le cose tra di loro, all’interno della comunità (come, peraltro, è stato più volte fatto intendere da autorevoli voci vaticane). C' è da dire che questi gesti di pedofilia e incesto sono condannati e puniti fino ad un certo punto. Certe azioni, osservando attentamente alcuni trattati della Gemara, sono condivise e giustificate come ad esempio il fatto di poter avere rapporti sessuali non completi con la propria figlia o figlio. Il Talmud insegna parecchie di queste dottrine incomprensibili ai nostri occhi e sotto quelli della maggior parte delle persone. La gente che si è mossa a difesa delle vittime e contro questa pratica perversa sono talmente poche che si possono contare sulla punta delle dita. Certi fatti bisogna scoprirli alla luce del sole affinchè non cadano nel dimenticatoio e affinchè siano conosciute da tutti, soprattutto da quelle famiglie che, al pari di quelle cattoliche, affidano i loro figli in mano a dei mostri considerati erroneamente delle guide spirituali.
Alla luce di tutto ciò sorge spontanea una domanda: i mass media sono ignari di tutto ciò oppure risultano essere complici silenziosi di qualcosa che nulla ha a che fare con la pedofilia ma che in realtà riguarda altri fatti tenuti nascosti? A voi la risposta.
Andrea La Fauci De Leo
Giovanni Trovato
giovedì 1 aprile 2010
martedì 30 marzo 2010
ELECTION DAY................
lunedì 29 marzo 2010
estratto da "il Complesso"
Alberto Barbagallo
martedì 9 marzo 2010
SIAMO TUTTI ISLANDESI

La crisi coinvolgendo tutti i settori produttivi del pianeta ha investito anche il ,fino ad ora giudicato incrollabile, sistema bancario. La stretta dipendenza della politica, nazionale ed internazionale, dalle Banche oltre a far crollare ogni illusione di sovranità popolare (sostituita tacitamente con la sovranità dei banchieri!) ha fatto in modo che sia il Popolo a pagare sulla propria pelle l’implosione del capitalismo o, piu’ semplicemente a pagare di tasca propria il fallimento delle banche. A volte però accade che il popolo, nonostante il massiccio impiego di “narcotizzanti sociali” usati per addomesticarlo al volere dei potentati politico-economici, a pagare gli sbagli commessi dagli stessi artefici delle sue pessime condizioni di vita non ci stia proprio! Infatti, a seguito del fallimento dell’Icesave (marchio di un prodotto di risparmio proposto dalla Landsbanki, banca internazionale con sede in Islanda) che trascinò con sé migliaia di risparmiatori britannici e olandesi, il governo islandese è stato chiamato a pagare i debiti contratti dall’Icesave con il governo britannico e olandese (che ha provveduto a risarcire i suoi risparmiatori). Il parlamento islandese provvide quindi, gia nel mese di Dicembre 2009, a mettere ai voti una legge che stabiliva il rimborso ai governi britannico e olandese per l’esorbitante cifra di 5,7 Miliardi di dollari. Fu così che pervenne nelle mani del, sicuramente sorpreso, Presidente islandese Olafur Grimmson una petizione popolare firmata da 1/4 degli elettori che si dicevano assolutamente contrari a pagare le speculazioni finanziarie della fallita Icesave. Grimsson fu così costretto a bloccare la legge per sottoporla ad un referendum popolare, fissato per il 6 Marzo. Ma la storia non finisce di certo qui! L’Unione Europea o Fondo Monetario Internazionale (ormai i due termini non sono che sinonimi) non poteva di certo restare a guardare. Infatti, sfruttando la richiesta dell’Islanda per l’ingresso nell’UE, il FMI ha di fatto ricattato la, fino ad ora!, indipendente Repubblica islandese “suggerendo” la risoluzione del “problema” attraverso la sostituzione dei debiti privati con obbligazioni pubbliche e l’innalzamento delle tasse per 15 anni (con una stima di 12 mila euro per abitante), praticamente attraverso la svendita dello Stato; se ciò non accadesse di certo l’ingresso dell’Islanda in Europa incontrerebbe diversi ostacoli, per così dire!Tutto rimandato al 6 Marzo quindi, sperando che dall’Islanda possa partire un vento di riscossa popolare che si propaghi in futuro in tutta L’Europa dimostrandone la vera essenza. Un piccolo accenno infine al nostro sistema d’informazione che ,invece di preoccuparsi del naso sfasciato di qualche nanetto nordico piuttosto che dell’ultimo flirt della prima stangona di turno, dovrebbe iniziare a svolgere il reale interesse del popolo informandolo su ciò che di significativo accade intorno ad esso. Fino a quando ciò non accadrà, ci saremo noi.
Marco Masulli
Risultato referendario del 6 Marzo: 93% i NO!!
La vittoria dei 'no' al referendum islandese sulla legge Icesave è stata schiacciante. A respingere il provvedimento che prevede il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack della banca on-line è stato oltre il 90% dei votanti. Lo stesso governo di Reykjavik, poco dopo la diffusione dei primi risultati, ha riconosciuto il risultato delle urne. Un risultato sul quale non esistevano dubbi e ampiamente anticipato dai sondaggi delle scorse settimane.
La maggioranza dell'opinione pubblica islandese, infatti, fin dal primo momento si è mostrata contraria ad una legge che prevede il rimborso di una somma pari a circa il 40% del Pil dell'isola, vale a dire 12.000 euro a testa per i suoi 317.000 abitanti. Un fardello da molti giudicato insostenibile in un Paese che fino al 2007 era considerato dall'Onu "il più vivibile" e che ora sta vivendo la peggiore recessione della sua storia, con una disoccupazione all'8,1%, un debito esterno pari al 300% e la corona islandese che in due anni ha perso la metà del suo valore. Per questo il presidente islandese, Olafur Ragnar Grimsson, fattosi portavoce del malcontento di gran parte della popolazione, non ha firmato la legge varata dal governo del primo ministro, Johanna Sigurdardottir, convocando il referendum. Con tutti i rischi che la vittoria del 'no' comporta. Innanzitutto per quel che riguarda i rapporti col Fondo monetario internazionale, il cui sostegno per Reykjavik è più che mai fondamentale per uscire dalla crisi.
Tutta in salita, poi, appare la strada verso l'adesione all'Unione europea, prevista per il 2012 insieme a quella della Croazia. Le speranze sono legate ai negoziati con Londra e L'Aja che il governo Sigurdardottir è riuscito a tenere in piedi nonostante il referendum.
giovedì 25 febbraio 2010
Prima pagina Numero6 Febbraio-Marzo 2010

VIVA LA FIAT
«La Fiat è un'azienda e ha la responsabilità di un'azienda, è il governo che deve governare». Con queste parole il manager della Fiat, Sergio Marchionne, ha decretato la chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese. La frase è stata pronunciata alla fine dei lavori del congresso della Chrysler. L'azienda Fiat adotta una strategia impeccabile dal punto di vista commerciale ma certamente non condivisibile sia politicamente che umanamente; il problema è che oggi l'economia ha preso il sopravvento sulla vita di tutti e determina qualunque cosa. Sin dall'apertura si sapeva che gli stabilimenti di Termini Imerese erano nati con la caratteristica delle cattedrali nel deserto, con la sola funzione obsoleta di essere utilizzati unicamente fino a quando non ve ne fosse stato bisogno. Questo va bene per un'azienda che non tiene conto di null'altro se non della produttività nuda e cruda. Certamente non va bene se solo si pensasse nell’ottica che lega la produttività alla vita degli uomini stessi. Marchionne è sicuramente un ottimo manager, ma ha mai pensato a quanti disastri sociali alcune sue scelte portano? Di certo no! La sua scuola di pensiero non lo prevede, cosa contano le vite di quasi quaranta nuclei familiari? Del resto nel suo dire è già racchiuso tutto il modo di vedere la vita di chi pensa come un'azienda e quindi ha ragione; ma ancora meglio, ha ragione quando dice che il governo deve governare e qui è anche fortunato, lui e tutti quelli che la pensano come lui perché possono contare con tranquillità su certo tipo di governanti. Poiché non solo la Fiat “si prende” i soldi degli incentivi statali per pagare i propri operai, non solo utilizza i finanziamenti pubblici come fosse un'azienda dello stato, non solo gode dei benefici fiscali e previdenziali del sistema Italia e non ultimo vende le sue auto nel territorio italiano che se le paga con i soldi dei cittadini italiani, ma addirittura può liberamente affamare i propri dipendenti. Allora che il governo, governi! Se il governo fosse veramente tale questi problemi non ci sarebbero! Cari Marchionne e Montezemolo, la vostra fortuna è che non esiste uno Stato, da cinquant'anni siete liberi di spadroneggiare come vi hanno insegnato, la vostra etica che viene da molto lontano non trova ostacoli in uno Stato che non ha più una vera sovranità nazionale. I governi che si sono via via succeduti non rappresentano più da tempo nella realtà le esigenze del popolo italiano che ormai sembri contare soltanto per pagare le tasse e andare a votare. La crisi delle grandi aziende ricade tutta sulla parte più debole di questa catena malevola ossia sugli operai che oggi più che mai son completamente indifesi chiusi in una morsa che li vede da un lato non garantiti poichè non esiste più una coscienza sociale, dall'altra parte totalmente fuori dalle logiche e dalla velocità del mercato produttivo capitalista, per cui quale soluzione si più prospettare se solo si pensa che queste sono appena le prime avvisaglie di quanto più avvenire se non si inverte la linea di tendenza dell'economia mondiale, non è possibile pensare che sia normale il mantenimento dello status quo. Noi reputiamo che alla luce dei fatti di Termini Imerese i lavoratori liberati dai condizionamenti di una classe sindacale assolutamente inadeguata e ormai dichiaratamente asservita alle logiche patronali, ritrovino non solo nell'aspetto del mantenimento delle contribuzioni salariali ma sopratutto nella propria ritrovata dignità la forza di opporsi con azioni dirette al sabotaggio della loro stessa esistenza e di quella dei loro figli.
A
