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martedì 30 marzo 2010
ELECTION DAY................
lunedì 29 marzo 2010
estratto da "il Complesso"
Alberto Barbagallo
martedì 9 marzo 2010
SIAMO TUTTI ISLANDESI

La crisi coinvolgendo tutti i settori produttivi del pianeta ha investito anche il ,fino ad ora giudicato incrollabile, sistema bancario. La stretta dipendenza della politica, nazionale ed internazionale, dalle Banche oltre a far crollare ogni illusione di sovranità popolare (sostituita tacitamente con la sovranità dei banchieri!) ha fatto in modo che sia il Popolo a pagare sulla propria pelle l’implosione del capitalismo o, piu’ semplicemente a pagare di tasca propria il fallimento delle banche. A volte però accade che il popolo, nonostante il massiccio impiego di “narcotizzanti sociali” usati per addomesticarlo al volere dei potentati politico-economici, a pagare gli sbagli commessi dagli stessi artefici delle sue pessime condizioni di vita non ci stia proprio! Infatti, a seguito del fallimento dell’Icesave (marchio di un prodotto di risparmio proposto dalla Landsbanki, banca internazionale con sede in Islanda) che trascinò con sé migliaia di risparmiatori britannici e olandesi, il governo islandese è stato chiamato a pagare i debiti contratti dall’Icesave con il governo britannico e olandese (che ha provveduto a risarcire i suoi risparmiatori). Il parlamento islandese provvide quindi, gia nel mese di Dicembre 2009, a mettere ai voti una legge che stabiliva il rimborso ai governi britannico e olandese per l’esorbitante cifra di 5,7 Miliardi di dollari. Fu così che pervenne nelle mani del, sicuramente sorpreso, Presidente islandese Olafur Grimmson una petizione popolare firmata da 1/4 degli elettori che si dicevano assolutamente contrari a pagare le speculazioni finanziarie della fallita Icesave. Grimsson fu così costretto a bloccare la legge per sottoporla ad un referendum popolare, fissato per il 6 Marzo. Ma la storia non finisce di certo qui! L’Unione Europea o Fondo Monetario Internazionale (ormai i due termini non sono che sinonimi) non poteva di certo restare a guardare. Infatti, sfruttando la richiesta dell’Islanda per l’ingresso nell’UE, il FMI ha di fatto ricattato la, fino ad ora!, indipendente Repubblica islandese “suggerendo” la risoluzione del “problema” attraverso la sostituzione dei debiti privati con obbligazioni pubbliche e l’innalzamento delle tasse per 15 anni (con una stima di 12 mila euro per abitante), praticamente attraverso la svendita dello Stato; se ciò non accadesse di certo l’ingresso dell’Islanda in Europa incontrerebbe diversi ostacoli, per così dire!Tutto rimandato al 6 Marzo quindi, sperando che dall’Islanda possa partire un vento di riscossa popolare che si propaghi in futuro in tutta L’Europa dimostrandone la vera essenza. Un piccolo accenno infine al nostro sistema d’informazione che ,invece di preoccuparsi del naso sfasciato di qualche nanetto nordico piuttosto che dell’ultimo flirt della prima stangona di turno, dovrebbe iniziare a svolgere il reale interesse del popolo informandolo su ciò che di significativo accade intorno ad esso. Fino a quando ciò non accadrà, ci saremo noi.
Marco Masulli
Risultato referendario del 6 Marzo: 93% i NO!!
La vittoria dei 'no' al referendum islandese sulla legge Icesave è stata schiacciante. A respingere il provvedimento che prevede il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack della banca on-line è stato oltre il 90% dei votanti. Lo stesso governo di Reykjavik, poco dopo la diffusione dei primi risultati, ha riconosciuto il risultato delle urne. Un risultato sul quale non esistevano dubbi e ampiamente anticipato dai sondaggi delle scorse settimane.
La maggioranza dell'opinione pubblica islandese, infatti, fin dal primo momento si è mostrata contraria ad una legge che prevede il rimborso di una somma pari a circa il 40% del Pil dell'isola, vale a dire 12.000 euro a testa per i suoi 317.000 abitanti. Un fardello da molti giudicato insostenibile in un Paese che fino al 2007 era considerato dall'Onu "il più vivibile" e che ora sta vivendo la peggiore recessione della sua storia, con una disoccupazione all'8,1%, un debito esterno pari al 300% e la corona islandese che in due anni ha perso la metà del suo valore. Per questo il presidente islandese, Olafur Ragnar Grimsson, fattosi portavoce del malcontento di gran parte della popolazione, non ha firmato la legge varata dal governo del primo ministro, Johanna Sigurdardottir, convocando il referendum. Con tutti i rischi che la vittoria del 'no' comporta. Innanzitutto per quel che riguarda i rapporti col Fondo monetario internazionale, il cui sostegno per Reykjavik è più che mai fondamentale per uscire dalla crisi.
Tutta in salita, poi, appare la strada verso l'adesione all'Unione europea, prevista per il 2012 insieme a quella della Croazia. Le speranze sono legate ai negoziati con Londra e L'Aja che il governo Sigurdardottir è riuscito a tenere in piedi nonostante il referendum.
giovedì 25 febbraio 2010
Prima pagina Numero6 Febbraio-Marzo 2010

VIVA LA FIAT
«La Fiat è un'azienda e ha la responsabilità di un'azienda, è il governo che deve governare». Con queste parole il manager della Fiat, Sergio Marchionne, ha decretato la chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese. La frase è stata pronunciata alla fine dei lavori del congresso della Chrysler. L'azienda Fiat adotta una strategia impeccabile dal punto di vista commerciale ma certamente non condivisibile sia politicamente che umanamente; il problema è che oggi l'economia ha preso il sopravvento sulla vita di tutti e determina qualunque cosa. Sin dall'apertura si sapeva che gli stabilimenti di Termini Imerese erano nati con la caratteristica delle cattedrali nel deserto, con la sola funzione obsoleta di essere utilizzati unicamente fino a quando non ve ne fosse stato bisogno. Questo va bene per un'azienda che non tiene conto di null'altro se non della produttività nuda e cruda. Certamente non va bene se solo si pensasse nell’ottica che lega la produttività alla vita degli uomini stessi. Marchionne è sicuramente un ottimo manager, ma ha mai pensato a quanti disastri sociali alcune sue scelte portano? Di certo no! La sua scuola di pensiero non lo prevede, cosa contano le vite di quasi quaranta nuclei familiari? Del resto nel suo dire è già racchiuso tutto il modo di vedere la vita di chi pensa come un'azienda e quindi ha ragione; ma ancora meglio, ha ragione quando dice che il governo deve governare e qui è anche fortunato, lui e tutti quelli che la pensano come lui perché possono contare con tranquillità su certo tipo di governanti. Poiché non solo la Fiat “si prende” i soldi degli incentivi statali per pagare i propri operai, non solo utilizza i finanziamenti pubblici come fosse un'azienda dello stato, non solo gode dei benefici fiscali e previdenziali del sistema Italia e non ultimo vende le sue auto nel territorio italiano che se le paga con i soldi dei cittadini italiani, ma addirittura può liberamente affamare i propri dipendenti. Allora che il governo, governi! Se il governo fosse veramente tale questi problemi non ci sarebbero! Cari Marchionne e Montezemolo, la vostra fortuna è che non esiste uno Stato, da cinquant'anni siete liberi di spadroneggiare come vi hanno insegnato, la vostra etica che viene da molto lontano non trova ostacoli in uno Stato che non ha più una vera sovranità nazionale. I governi che si sono via via succeduti non rappresentano più da tempo nella realtà le esigenze del popolo italiano che ormai sembri contare soltanto per pagare le tasse e andare a votare. La crisi delle grandi aziende ricade tutta sulla parte più debole di questa catena malevola ossia sugli operai che oggi più che mai son completamente indifesi chiusi in una morsa che li vede da un lato non garantiti poichè non esiste più una coscienza sociale, dall'altra parte totalmente fuori dalle logiche e dalla velocità del mercato produttivo capitalista, per cui quale soluzione si più prospettare se solo si pensa che queste sono appena le prime avvisaglie di quanto più avvenire se non si inverte la linea di tendenza dell'economia mondiale, non è possibile pensare che sia normale il mantenimento dello status quo. Noi reputiamo che alla luce dei fatti di Termini Imerese i lavoratori liberati dai condizionamenti di una classe sindacale assolutamente inadeguata e ormai dichiaratamente asservita alle logiche patronali, ritrovino non solo nell'aspetto del mantenimento delle contribuzioni salariali ma sopratutto nella propria ritrovata dignità la forza di opporsi con azioni dirette al sabotaggio della loro stessa esistenza e di quella dei loro figli.
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martedì 12 gennaio 2010
FUORI DAL GHETTO!
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lunedì 14 dicembre 2009
SOLIDARIETA' PER IL POPOLO KAREN,PARTECIPA ALL'ESTRAZIONE DI DUE PACCHI NATALIZI

mercoledì 25 novembre 2009
GRIDA DALLE SCUOLE
Contropotere non ammette più scuse da parte di una generazione che sembra non avere nulla da fare o da dire in merito allo schifo che giornalmente ci viene messo sotto il naso da ogni ambiente della “nostra” cosiddetta società. E’ giunto il tempo di capire chi ha intenzione di accettare questa realtà, di capire chi è complice del potere con il suo silenzio e la sua vigliaccheria e chi invece ha deciso,semplicemente,di vivere da uomo libero. Non è più giustificato chi pensa di far opposizione con false e vecchie appartenenze a partitini adolescenziali da pseudo-estremisti, salvo poi tornare all’ovile benpensante una volta capito come “gira il mondo”. Abbiamo bisogno di un’onda che travolga l’esistente stravolgendo tutti i falsi “principi”su cui si fondano gli ordinamenti statali e sociali odierni, riportando nelle strade la gioia della vera ribellione. Non abbiamo bisogno di destra e sinistra,espressione di una globale presa in giro verso il popolo,per conoscere la via per il conseguimento della Giustizia sociale. Sappiamo che nessun partito o area culturale che si faccia portavoce di un’area politica definita in destra/sinistra possiede né la buona fede né la giusta percezione di ciò che realmente serve al Popolo. Spetta a noi cittadini,studenti,lavoratori costruire con le nostre mani gli strumenti per cambiare rotta,in una parola spetta a noi costruire un contropotere senza sentire la necessità che qualcuno, dall’alto, ci indichi la strada da seguire. Partiamo da noi, dalle nostre speranze infrante, dalla nostra sete di Giustizia e vera Libertà, dai nostri progetti; Confrontiamoci sulle nostre esperienze politiche ed esistenziali per creare una nuova voce che squarci il silenzio delle menti moderne e cancelli le vecchie e sterili opposizioni ideologiche che hanno ormai dimostrato il loro vero fine,quello di far mantenere il potere nella mediocrità di chi si arricchisce alle nostre spalle. La buona retorica (questa volta giustamente!) e la storia insegnano che i cambiamenti avvengono prima di tutto dal movimento compatto degli studenti, ed è per questo che ci rivolgiamo ad ogni singolo studente affinché si sganci dal gregge dell’omologazione e inizi a pensare da protagonista della storia,non da servo ma da Uomo nelle cui mani sta il proprio futuro.