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venerdì 7 gennaio 2011

IL MIO CANTO.....LIBERO!

Non è bello nè facile,non ci piacerebbe neppure consigliarlo,ma ci sono momenti in cui gli esempi e i gesti possono avere una valenza forte per cui crediamo che se il signor Battisti prendesse un aereo a S.Paolo e sbarcasse aFiumicino e si consegnasse ai suoi nemici di sempre potrebbe dare un senso alla sua vita ed eviterebbe sia di essere al centro di una miserabile bagarre mediatica sia di essere strumento di ricatti e complotti più o meno economico - politici .Qunatomeno il piano di questa squallida vicenda si sposterebbe su un profilo più dignitoso per tutti.
Rimettersi alla giustizia italiana è veramente un passo difficile, qualche tempo fà qualcuno, scimmiottando Lao-Tse, asseriva che spesso la giustizia è come un timone dove la si giri va e qualcun altro in maniera più virile affermava che le aule dei tribunali sono come dei teatrini di avanspettacolo con i copioni recitati a memoria.Ovviamente , queste considerazioni venivano da esperienze dirette e concrete,anche se è pur vero che se lo Stato è nemico avrà pur diritto di difendersi con.........tutti imezzi.Questo , invece ,è il acaso di un uomo che per anni si è ammantato di essere un "rivoluzionario",offendendo,persino chi, dalla sua parte , lo era davvero!Compiendo un azione diversa porterebbe molti a rifletteresul dirsi"rivoluzionari" ed in ogni caso spiazzerebbe chi da un lato lo sta manovrando e chi lo sta utilizzando politicamente, tranne che non sia egli stesso burattini e burattinaio di se'(non intendiamo escludere nulla).Comunque cio' lo porterebbe a riflettere sulla sacralità della vita e sul senso di dignità delle proprie idee.
Non basta un sorriso ironico, beffardo e cattivo per fare la Rivoluzione. ANTONIO.

lunedì 3 gennaio 2011

Tu vuò fà l'americano


La storia si ripete, anche se stavolta era previsto quello che sarebbe successo. Siamo a Mirafiori, stabilimento torinese della fiat e assistiamo all’ennesima negazione di diritti, tra balletti di politici che da destra a sinistra si preoccupano di difendere Don Marchionne. E certo, per chi è convinto di vivere in uno Stato di diritto, tutto ciò non può che comportare qualche dubbio e un po’ di confusione. Cosa succede? Si continua con la linea, inaugurata a Pomigliano d’Arco, del palese superamento di qualsiasi riconoscimento di garanzie al lavoratore che non sia voluto dai suoi superiori. Dal caso Pomigliano i lavoratori sono usciti zoppicanti in seguito al risultato di un referendum osteggiato dal 40% di essi (è la dura legge della maggioranza..!) mandando giù il boccone amaro della lesione dei loro “diritti” (briciole considerate importanti), dalla malattia, allo sciopero, ai turni di lavoro, agli straordinari.
Era ben comprensibile come questo volesse essere un banco di prova per dare avvio ad una politica nuova, con un’unica parola d’ordine: “produrre”, non importa con quali costi umani.
Ora ci sarà un altro referendum, questa volta a Torino, per legittimare negazioni ancora più incisive e che molto probabilmente passerà, perché ancora una volta gli operai si trovano tra l’incudine e il martello, ancora una volta la scelta è tra fame e sfruttamento. Sul tavolo abbiamo da una parte un investimento da un miliardo di euro per la realizzazione di suv con i marchi Alfa-Chrysler e maggiori garanzie di governabilità; dall’altra nessuna retribuzione per i primi giorni di malattia; turni che, se necessario possono arrivare a 10 ore; riduzione delle pause di 10 minuti; triplicazione degli straordinari, passando dalle attuali 40 a 120 ore annuali. Non è finita, la fiat di Marchionne esce da confindustria, quindi cambierebbe anche il sistema di rappresentanza sindacale; chi non firma l’accordo non avrà più rappresentanza, traduzione:fuori la fiom, mentre restano i sindacati firmatari, ossia Fim, Uilm, Ugl e Fismic! Ancora, si fa un passo indietro di 17 anni perché scompaiono anche le rsu, cioè le rappresentanze elette dai lavoratori, mentre restano le rsa, nominate dai sindacati firmatari dell’accordo.
Queste ultime vicende ben dimostrano dov’è capace di arrivare un sistema che si fonda esclusivamente sul profitto, che va ad incidere non solo sull’assetto economico e sulla produzione di ogni società e di ogni Stato ma anche sulle scelte politiche e quindi sulla vita stessa di ognuno. Dimostrano chiaramente qual è la logica che sta alla base non solo di una politica come quella di Marchionne ma di un sistema globalizzato come quello in cui viviamo. Non sarà mai tardi se un giorno riusciremo a prendere coscienza di cosa siamo e di cosa ci hanno fatti diventare.

Vincenza Bagnato.

I NOSTRI MIGLIORI AUGURI

Buon Anno a tutti i nostri lettori e anche a coloro i quali ancora non ci conoscono, senza volere fare troppa retorica , abbiamo pensato di iniziare queste nostre pubblicazioni, consegnando al vostro giudizio lo scritto che riportiamo di seguito a questa breve introduzione, poiche' come da nostro stile non intediamo fare del buonismo di bassa lega o peggio ancora fare come chi mette la testa sotto la sabbia e finge di non vedere i problemi che attraversano il mondo,credendo che un tappo di champagne porti via ogni cosa. Non volendovi annoiare con le solite disquisizioni sulle cose di casa nostra ,sulle quali comunque torneremo,vi regaliamo una pagina di vissuto che possa fare riflettere su come gira il mondo.Questo repotage è frutto di dedizione , amore e consapevolezza caratteristiche spesso ormai da tempo dimenticate da una societa' che ha fatto del cuore solo un organo di sopravvivenza,perche' sopravvivere è quello che rimane ad una società cosi' putrida che non sa piu'donare ma solo acquistare. Buon Anno , per quello che vi resta.

Intediamo dedicare ,in assoluta responsabilita', questo scorcio di inizio anno e quanto riportiamo anche a chi non più Presente col suo vivere ha fatto si' che niente venga mai dimenticato,nel nostro piccolo terremo sempre un fuoco acceso.


RIPORTIAMOLI A CASA
Viaggio nel girone dei dannati. Sì, forse potremmo definirlo proprio così il viaggio che ha compiuto una delegazione formata da operatori umanitari e giornalisti, all’interno dei campi profughi palestinesi del Libano. Palestinesi, proprio loro, nel 1948 sono stati cacciati e derubati della loro terra e dalle loro case, per volontà di un “potere superiore” e arrivati in Libano da profughi, esuli, illegali, clandestini e chi più ne ha più ne metta. Dal 1975 al 1990 sono stati al centro di una devastante e sanguinosa guerra civile libanese, in cui tutti erano contro tutti, ma soprattutto contro i palestinesi (grazie anche alle prepotenze dei dirigenti dell’OLP). Inutile ricordare le numerose stragi di civili palestinesi, compiute sotto l’occupazione militare israeliana. Oggi in dodici “confortevoli” campi di concentramento e venticinque insediamenti illegali sopravvivono circa 400.000 profughi, di cui oltre 5000 sprovvisti di qualsiai documento, privi di ogni diritto e speranza, tranne quella di poter un giorno far ritorno in Palestina. Queste sono le motivazioni che hanno mosso la delegazione a compiere questo sopralluogo all’interno dei campi profughi, per verificarne le reali condizioni ed esigenze, parlare con gli abitanti, incontrare le associazioni umanitarie presenti sul territorio e i rappresentanti politici. Il tour inizia nel campo di Mar Elias, il più piccolo ma tra i più vecchi campi profughi di Beirut. Il primo incontro è con il leader del Fronte Popolare che illustra subito le condizioni drammatiche e in continuo peggioramento dei profughi, denunciando un totale abbandono da parte dell’Autorita’ (ANP). Tappa seguente il vicino campo di Burj el Barajneh, ventimila abitanti vivono in 750.000 mq. Ci si rende subito conto delle devastanti condizioni del campo, non esistono strade ma solo vicoli in cui si riesce a passare una persona per volta . La delegazione è ospite dell’associazione “Al-Ghawth” (Il Soccorso), tra le realtà più attive e presenti all’interno di tutti i campi in Libano. Ha adottato 350 orfani, gestisce asili nido, orfanotrofi, laboratori sanitari e organizza corsi di formazione professionale. Tappa seguente l’ospedale “Haifa” gestito dalla Mezzaluna Rossa che, con i suoi quarantadue posti letto e trentatré medici che si alternano giorno e notte, fornisce un’assistenza sanitaria di base a oltre 50.000 persone. La situazione sanitaria è drammatica, esiste solo un presidio per ogni campo attrezzato solo per le cure di primo soccorso. L’UNWRA (l’ente delle Nazioni Unite per i rifugiati) copre solo in minima parte le spese ospedaliere, spesso pazienti con gravi patologie restano privi di ogni cura. Le patologie più frequenti sono la talassemia, i gravi disturbi intestinali causati dal consumo di acqua salata e allergie causate dall’umidità provocata dal poco sole che arriva tra gli stretti e bui vicoli dei campi. A Burj el Barajneh come in tutti gli altri campi non esistono sistemi idrici, né fognari, né elettrici, fa bella mostra di sé la spaventosa e fitta ragnatela di fili elettrici scoperti e volanti, causa ogni anno di decine di morti per folgoramento, per lo più bambini. Altro dramma comune è l’ampliamento verticale degli edifici a causa del continuo incremento demografico. L’acqua seppur salata (contiene il 60% di sale) viene prelevata da otto pozzi scavati all’interno del campo, ogni famiglia usufruisce in media di 15 minuti di acqua al giorno. La sicurezza dei campi è garantita da una forza coordinata dai comitati popolari, al cui interno sono rappresentate tutte le diciotto fazioni palestinesi. La disoccupazione supera il 40%, quasi il 60% dei profughi lavora all’interno dei campi, poiché il governo libanese gli vieta lo svolgimento di ben settantadue professioni. Altre note dolenti provengono dal mondo dell’istruzione, nella sola Beirut esiste solo una scuola superiore per gli oltre 65.000 palestinesi che ci vivono. L’abbandono scolastico è in continuo aumento, ogni anno circa 1.100 studenti palestinesi raggiungono la maturità, solo l’8% ottiene una borsa di studio che gli consente l’iscrizione presso una delle università pubbliche permesse ai palestinesi (esclusi da quasi tutte le facoltà a indirizzo scientifico). Prima di lasciare Beirut alla volta del sud, la delegazione fa una doverosa visita al cimitero di Sabra e Chatila, teatro nel settembre del 1982 del massacro di oltre 5000 civili palestinesi ad opera della milizia cristiano-maronita delle forze libanesi, spalleggiate dall’esercito israeliano. Il giorno seguente si arriva a Tiro, tra le più importanti roccaforti sciite del sud. Nella zona di Tiro vivono 95.000 profughi distribuiti in tre campi ufficiali e dodici insediamenti illegali. Il primo incontro è con il responsabile di zona dell’UNWRA, che ricevete gli ospiti nel suo polveroso e fumoso ufficio in cui lavorano una dozzina di “stanchi” dipendenti. Il budget annuo dell’UNWRA per i profughi palestinesi è di settanta milioni di dollari, il 50% viene impegnato solo per i tremila impiegati (speriamo non tutti stanchi come quelli conosciuti), senza considerare le restanti spese di gestione che assorbono un altro 30%. In poche parole dei settanta milioni di dollari iniziali, solo una quindicina vengono realmente spesi per i bisogni e le esigenze dei palestinesi. Assurdo. Le domande sorgono spontanee tanto quanto lo sdegno per tutti questi sprechi. Sono realmente necessari tremila dipendenti? C’è buonsenso nel dare cinquemila dollari al mese a un responsabile di zona e 50.000 al capo dell’UNWRA del Libano? Purtroppo conosciamo le risposte e fa rabbia pensare che tutto ciò accada sulla pelle dei più deboli e bisognosi. Dopo l’unwra, la delegazione visita i campi profughi di El Buss e Burj el Shemaly, incontrando politici, operatori umanitari e visitando scuole, asili nido, orfanotrofi e laboratori sanitari. Anche in questo caso ciò che si riscontra è il totale abbandono delle istituzioni, dall’UNWRA all’Autorità Nazionale Palestinese che da anni ha sospeso ogni tipo di aiuto e sostegno ai profughi (se escludiamo gli stipendi e le carte di credito che non fa mancare ai suoi “colonnelli” in Libano) malgrado incassi dalla comunità internazionale centinaia di milioni di dollari. Tornando al sopralluogo suscita interesse la scoperta di un piccolo cimitero tra i vicoli bui di Burj el Shemaly, nel 1982 era un rifugio per civili che Israele bombardò, le vittime furono novanta e il rifugio divenne cimitero. All’epoca le bombe erano un po’ meno intelligenti, ma solo un po’. Riuscire a pensare o semplicemente immaginare di poter convivere in queste condizioni disperate sarebbe impossibile per chiunque, ma non per questa gente che dopo sessantadue anni di massacri, abusi e atrocità è stata sempre capace di rialzarsi e tornare a sperare. Tra riflessioni e resoconti il lavoro della delegazione continua, l’ultima tappa è la città costiera di Sidone in cui si trovano due campi profughi (En el Hilweh e MiehMieh) che ospitano 120.000 palestinesi, giunti in Libano nel 1948 e provenienti dai villaggi dell’alta Galilea. Dopo i rigidi controlli all’ingresso da parte dei militari libanesi si entra nel campo di En el Hilweh, dove in un milione di mq. vivono oltre 80.000 persone. E’ il più grande e turbolento campo profughi presente in Libano, numerosi sono stati gli episodi di violenza e scontri tra fazioni registrati negli ultimi anni. Proprio sull’aspetto della sicurezza interna i responsabili di Hamas e Fatah tengono a precisare che è stato raggiunto un accordo tra le varie fazioni e da circa un anno non avvengono più scontri, la speranza è che questa “pace” possa mantenersi. La giornata prosegue tra visite e sopralluoghi, ma tutto diventa tragicamente simile, stessa disperazione e stessa rabbia, la rabbia di chi è nato e cresciuto in un campo profughi, nella miseria e nella privazione, senza diritti e senza futuro. Pensare poi a quei benpensanti che a migliaia di chilometri di distanza, si affrettano a condannare senza mezzi termini gli atti di lotta e di resistenza che questi ragazzi compiono, poiché nessuno si è mai preoccupato di fermarsi per un attimo a riflettere e capire che a questi ragazzi nessuno mai gli ha concesso una possibilità diversa, un’alternativa. Questa gente vive grazie alla forza che nasce dall’amore per la propria terra e dalla speranza di poterci un giorno ritornare. La missione si conclude, i cinque componenti della delegazione vanno via con il cuore gonfio di rabbia, per tutto ciò che hanno visto e scoperto, per quei mille incantevoli sguardi e sorrisi che hanno emozionato e accompagnato le loro giornate intense ma indimenticabili. Il lavoro svolto in Libano servirà per organizzare forme di sostegno ai profughi, dal costante invio di aiuti (cibo, farmaci, vestiario, attrezzature ect…) all’elaborazione di progetti da attuare all’interno dei campi. Si farà il possibile per garantire ai profughi palestinesi una dignitosa “sopravvivenza” e sostenere quella speranza che insieme con loro portiamo dentro i nostri cuori… RIPORTARLI A CASA!
per Contropotere,Antonio.

lunedì 13 dicembre 2010

CAMMINAVA A TESTA ALTA COME ERA SOLITA FARE , COME SE FOSSE STATA UNA GIORNATA DI SOLE AZZURRA E SPLENDENTE, AVVOLTA NEL TRENCH CHE LE SCENDEVA PERFETTO SUI FIANCHI SENZA NEPPURE SENTIRE IL RUMORE DELLA PIOGGIA CHE FORTE BATTEVA SULL'ASFALTO SEGUITA DALLE MACCHINE CHE LENTE SCORREVANOLUNGO LA STRADA DEL SOLITO RIENTRO. IL VISO DOLCISSIMO , CHE COMUNQUE NON RIUSCIVA A NASCONDERE UN INNATO SENSO DI DISTACCO E ALTERIGIA, COMUNICAVA SOPRATUTTO NEGLI OCCHI UNO SCATENARSI DI PENSIERI ED EMOZIONI DEL TUTTO EVIDENTI, MA NON FACILI DA COMPRENDERE. ATTRAVERSO I CAPELLI, LE GOCCE CHE RIUSCIVANO A FILTRARE SINO ALLA FRONTE E A SCENDERE ANCORA PIU' GIU'SI MESCOLAVANO AD ALTRE CHE INVECE SENZA NESSUN OSTACOLO ARRIVAVANO FINO ALL' ANGOLO PERFETTO DELLA BOCCA E COSI' INSIEME , PIOGGIA E LACRIME , SEGUIVANO IL LORO PERCORSO COME AFFLUENTI VERSO IL FIUME E QUINDI NEL MARE PER , LENTAMENTE, MESCOLARSI E PERDERSI NEL FLUIRE DELLA VITA. SENZA UN ATTIMO DI ESITAZIONE COME SEGUENDO UN COMANDO INCOSCIO,ENTRO' NEL CAFFE'ALL'ANGOLO DELLA STRADA, NON PER RIPARARSI DALL'ACQUA, MA PER TENTARE ,TRAMITE UNA DISTRAZIONE,DI FERMARE I PENSIERI ORMAI SEMPRE PIU' VELOCI. L'ULTIMO TAVOLO IN FONDO ERA LIBERO MA D'IMPROVVISO DECISE CHE VOLEVA CONTINUARE A RESPIRARE L'ODORE DELLA PIOGGIA,COSI' DISSE AL CAMERIERE DI PORTARLE FUORI, SOTTO LA TENDA IL SUO WHISKY,CHE DA TEMPO ERA DIVENTATO UN PIACEVOLE COMPAGNO DI QUEI MOMENTI IN CUI SI CONCEDEVA DEI PICCOLI LUSSI. SCIOLSE L'IMPERMEABILE E NEL SEDERSI ACCAVALLO' LE GAMBE CHE GENEROSAMENTE SI MOSTRAVANO SOTTO IL TAILLEUR CHE INDOSSAVA CON NATURALEZZA ESTREMA. SPESSO PENSAVA CON QUANTO FACILITA' ERA PASSATA DAI JEANS E I MAGLIONI AD UN ABBIGLIAMENTO PIU' DECISAMENTE CLASSICO E MORBIDO CHE COMUNQUE LE SI ADDICEVA PARECCHIO.AMAVA STARE IN LIBERTA' MA QUESTO ERA ORMAI POSSIBILE SOLTANTO NELLA SUA PICCOLA CASA SULLA COSTA CHE NESSUNO CONOSCEVA.....PER STRADA A QUELL'ORA POCA GENTEANCHE SE IL QUARTIERE ERA MOLTO ABITATO, COSI' SI CONCESSE DI GUSTARE QUEL PRE-SERALE IN ASSOLUTA TRANQUILLITA', FORSE ANCHE TROPPA, L'APPUNTAMENTO ERA ANCORA TRA QUALCHE ORA, POTEVA RILASSARSI E CONCENTRARSI CON CALMA,MATUTTO CIO' CHE ATTRAVERSAVA LA SUA MENTE GLIELO PERMETTEVA POCO,RIFLETTE SULLE LACRIME DI PRIMAE PENSO' CHE FORSE NON ERA PIU' IL CASO DI TORNARCI SOPRA, DEL RESTO SAPEVA MOLTO BENE OGNI COSA,PROPRIO OGNI COSA,FACEVA PARTE DEL GIOCO,CHE NON ERA NE' PIU' GRANDE NE' PIU' PICCOLO DI LEI,ERA SEMPLICEMENTE LEI. QUANDO TRENTANNI PRIMA AVEVA DECISO DI COSA FARE DELLA SUA VITA,DI CERTO NON PENSAVA A QUELLO CHE SAREBBE STATO MA NEPPURE DI NON POTERNE FARE A MENO........................................ ANTONIO.

sabato 11 dicembre 2010

TRA VECCHIUME E FALSE NOVITA'.


A scandire il ritmo di un'era così infame quanto quella odierna è la classica miserabile giornata della politica italiana. Un presidente del Consiglio in preda al più classico shopping natalizio cerca di comprare più voti possibili per "sopravvivere" ad una fiducia che un degno Popolo non gli avrebbe mai affidato.Così attaccanti e difensori si scontrano in un terreno tutto loro per contendersi il "corpo" mal ridotto di un Paese incapace, per inettitudine o interesse, a reagire. Con una Procura,quella di Roma,che ogni tanto "osa" mettere il naso negli affari parlamentari. Se oltre il naso mettesse anche gli occhi e un minimo di volontà probabilmente si scoprirebbe qualche malefatta in più. Altro fresco materiale con cui fare abbaiare Di Pietro e la sua fumosa ciurma. Intanto c'è chi gioca su tutti i tavoli possibili cercando la via più breve per la poltrona, maestro di tale strategia non può essere che Fini con il suo "Fli" con le mani nei suddetti tavoli e le orecchie tese ad attendere un ordine da altri mari.

Nelle regole non scritte di questa politica anche quella che coraggiosamente viene definita opposizione ha il suo studiato ruolo. Nel "PD" sempre più schiavo del D'Alema pensiero arriva il momento di alzare un pò la voce, di rispolverare quella falsa idea di novità manifestando per le strade di Roma che fortunatamente nei secoli addietro vide figure più importanti e degne percorrere le sue vie. Può capitare quindi che il cavaliere, dalla tristissima figura Bersani, si ponga come la soluzione e la via d'uscita dai molteplici disastri che flagellano l'Italia da nord a sud mentendo così spudoratamente a se stesso e agli altri.

A completare il quadro ci pensa il presidente della Repubblica Napolitano ammettendo che l'Italia è in un brutto momento. Parole che marcano ancora di più la differenza fra una classe politica indifferente e la gente comune per la quale quel momento spesso dura da una vita.

Ecco una classica miserabile giornata della politica italiana che fortunatamente volge al termine.

Giuseppe Pennestrì

venerdì 3 dicembre 2010

Il Titanic

E cosi', mentre i parlamentari decidono di prendersi una settimana di ferie,vista la brillanta situazione che attraversa il paese,la discussione sulla "Gelmini" slitta al 14 Dicembre e viene collegata al voto di fiducia al governo Berlusconi.Quindi se cade il governo, cade la ministra e con lei la sua riforma, cadono tante altre cose dalle quali al momento siamo distratti,giustizia, economia, lavoro, sanita'. Molti auspicano che questo non accada, per il bene collettivo, altri sperano che cio' avvenga per il bene collettivo, qualcuno crede ancora nell' efficacia di un governo tecnico per il bene collettivo, in questo baillame ,tipicamente nostrano, chi ci rimette di fatto è il popolo Italiano ,lavoratori , operai , imprenditori , gente comune e giovani sopratutto i giovani che non vedono certezze per il loro futuro e del resto come potrebbero.La situazione economica è veramente disastrosa, se L'Italia non si ritrova come la Grecia , il Portogallo, L'Irlanda o L'Islanda è solo perche' vive ancora della vecchia rendita che ci tiene in ostaggio, dalla fine della seconda guerra mondiale , dei "cari alleati" che ancora dalle camionette continuano a lanciare caramelle , cioccolattini e...........soldini. Ma la pacchia sta finendo anche per loro ,vista l' implosione finanziaria che stanno attraversando grazie al vampirismo di chi li governa pubblicamente e non.Speriamo di non doverci indebitare come gli Irlandesi per "salvare"le banche e stingerci da soli le catene ai piedi. Questo , i giovani lo sanno!Il mondo del lavoro e della produzione è in stato di impasse , la disoccupazione reale dilaga e i licenziamenti sono all' ordine del giorno , le imprese sane nazionali non riescono non solo a produrre quanto dovrebbero , ma neanche a vendere ciò che permetterebbe di riaffermare unà forza economica per cui si arrendono , ormai con troppa facilita' ai richiami delle sirene extranazionali, quindi è sempre più difficile "fare e "dare" lavoro sul territorio;le uniche imprese fiorenti con un pil interessante sono :mafia , ndrangheta , camorra ........ma delle due l'una o loro o lo stato. Questo i giovani lo sanno!E a questo proposito, sembra che parlare di giustizia , nella terra del Diritto sia ormai una barzelletta,Lodi a destra Lodi a sinistra, processi che durano per generazioni, marachelle tra giudici, inciuci più o meno legali, salvacondotti parlamentari, carceri che scoppiano, detenuti come nei lagere, pentiti alle Seychelles e però se un ragazzo si ribella per il suo domani, che gli è stato già defraudato con largo anticipo,giù manganellate e arresti in altri casi invece "si patteggia" o "si prende tempo"Quando ci direte la verità sulle stragi che hanno distrutto un Paese e condannato ingiustamente una generazione ? Questo i giovani lo sanno!Guai poi ad ammalarsi in questo momento, meglio curarsi da soli.Tranne qualche polo d'eccellenza, da individuare, la situazione medico- ospedaliera è da terzo mondo(se esiste ancora)senza entrare in dettagli che potrebbero essere tra il raccapriciante e l' incredibile basti pensare che l' incidenza di mortalita' in questo paese è prossima al 40%.Sembra incredibile , perchè , di contro prosperano aziende farmaceutiche nazionali e mondiali , cresce il numero dei "dottori", e aumentano le commesse con gli enti privati, mentre molti sofferenti anche in condizioni terminali passano le ultime ore della loro esistenza, sempre più spesso, nei corridoi degli ospedali. Ma, attenzione, la spesa per la sanita' pubblica è ormai , da nord a sud , una voragine simile a un cratere Vesuviano , e i soldi che vanno alle Regioni? Questo i giovani lo sanno! Ma adesso ci ricolleghiamo all' inizio , se uno stato non pensa al suo futuro è destinato a finire, ed il domani sono le nuove generazioni alle quali vorremmo insegnare che è giusto tagliare i fondi per la ricerca tanto a che giova......, tagliare i fondi alla cultura , al turismo , al lavoro , all'innovazione, tanto che importa bruciare esistenze addormentandole davanti a un computer, L'importante e che pochi abbiano molto e in fretta. Non è cosi', non sarà ,per sempre cosi, la circolarità delle cose non lo prevede!E'bello rivedere ragazzi che si ribellano, monumenti che hanno fatto la storia di questa terra che prendono voce per dire che non uccideranno il loro domani , in ogni caso che la giovinezza non si avvilisce con le menzogne. Sarebbe ancora meglio se tutto ciò avvenisse senza etichette e fuori da gabbie ideologiche che troppo spesso hanno confuso le menti e i cuori distorcendo le idee che sono una altra cosa.Speriamo che quanto stia avvenendo in questo momento nelle università e nelle scuole italiane sia solo la punta di un iceberg che possa affondare, il malevolo Titanic, che crede sempre di navigare in acque serene,con tutti i suoi naviganti, e si rimettano le cose a posto! Il domani appartiene a voi, prendetevelo. Antonio.

lunedì 29 novembre 2010

LA DISFATTA DELLA MENZOGNA.


Quando determinate verità irrompono senza preavviso o senza essere state abilmente manipolate da squallidi prezzolati giornalisti al servizio delle odierne logiche di potere, accade inevitabilmente ciò a cui stiamo assistendo. L'imbarazzo e la paura di essere stati scoperti sta spingendo le cancellerie di mezzo mondo a correre ai ripari. Le notizie riservate che stanno trapelando tramite Wikileaks non sono altro che la prova di ciò che a grandi linee si sapeva già, e forse tra i 260.000 file che vanno dal 1966 al 2010 di cui 3012 secondo "El Pais" riguardano l'Italia, avremo il piacere di scoprire ciò che avremmo dovuto sapere da tempo.

Il problema principale per tutti gli Stati coinvolti non è a nostro avviso il pericolo che gli scenari politici possano cambiare,ciò che lega infatti i principali protagonisti della scena politica ed economica mondiale è una vera e propria dottrina che deve necessariamente andare avanti, ma è il fatto che adesso, e per un pò almeno, dovranno giocare a carte scoperte. L'Iran, per esempio, ha capito che dovrà guardarsi anche da Paesi più o meno vicini. La prova che tutti sono nel mirino degli Stati Uniti, sia "amici" che "nemici", è nella richiesta del Segretario di Stato USA Hilary Clinton di informazioni su investimenti personali di Berlusconi e Putin. Richiesta giustificata dalla preoccupazione di Washington dell'intesa tra Eni e Gazprom, quindi Berlusconi Putin, per la realizzazione del gasdotto "Southstream" che collecherà Russia e Ue e che rischia di tagliare fuori la concorrente a stelle e striscie "Nabucco". I più alti ufficiali ONU, compreso Ban Ki-moon, si staranno chiedendo sbigottiti il perchè della richiesta del Dipartimento di Stato USA della raccolta di dati sensibili come il numero delle carte di credito e le rotte aeree frequentate dagli stessi dato il completo allineamento dell'ONU alle politiche statunitensi.

La sottile linea della fumosa apparenza che divideva "buoni" e "cattivi" sembra sfaldarsi quindi, pezzo per pezzo. Le strategie di alcuni Paesi quali gli Stati Uniti rischiano di saltare o quantomeno di cambiare forma e rotta ma per niente l'essenza. Tutti uniti però nel condannare con fermezza, non solo a parole, l'operato di Julian Assange, principale artefice del più grande sputtanamento diplomatico della storia. Altra grossa grana da risolvere è quello di come spiegare e arginare l'opinione pubblica interna dei vari Stati coinvolti. Che ci crediate o no, non tutti i Popoli sono come quello italiano abituato da tempo ad accettare qualunque cosa senza battere ciglio. Il più grande imbarazzo per i capi di Stato non è l'esistenza di questi documenti ma il fatto che essi vengano resi pubblici e di conseguenza crolli il loro castello di carta.

Non sappiamo quale sia l'obiettivo di Assange ne tantomeno ci interessano i suoi presunti guai giudiziari, non siamo come quel tale che quando gli viene indicata la Luna stupidamente egli guarda il dito e non il cielo, a noi interessa la Verità, spiacevole o piacevole che sia. Essa piace e viene cercata da chi non ha nulla da nascondere a differenza del nauseante ministro Frattini. Al di là di qualunque preconcetto o degli attori adesso protagonisti, essa va cercata, difesa e soprattutto condivisa con tutti. Sta alla volontà di ognuno accoglierla e quindi agire di conseguenza, o come troppo spesso accade fare ancora finta di niente.

Giuseppe Pennestrì