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mercoledì 24 novembre 2010

Quella colonia chiamata Europa

Pensando alla nostra Terra, la Sicilia, ci tornano in mente quelle storie fatte di sangue e dignità di poeti e contadini che con la bellezza della loro ispirazione e il sudore della loro fronte hanno fatto del triangolo del Sole una delle terre più fertili e prospere del Mediterraneo. Ma la Sicilia è terra anche di dolore e ignoranza, di mafia e corruzione e, oggi più che mai, di stupri territoriali, culturali e politici. Uno dei più grandi abusi subiti dal popolo siciliano e più in generale da quello europeo ha un nome, e questo è Naval Air Station Sigonella. A pochi chilometri da noi c’è il segno più evidente della colonizzazione subita all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale. Ma è solo il più vicino a noi, o che noi conosciamo. I numeri parlano chiaro: con cifre aggiornate al 2007 le forze americane possiedono in Italia qualcosa come 2.000 edifici di proprietà, 1.100 edifici in affitto, 4.500 impiegati civili e 15.500 soldati impiegati nelle 113 basi militari. In poche parole, uno Stato che nominalmente gode della sovranità popolare subisce da oltre 60 anni la velata occupazione militare statunitense , solo in alcuni casi coperta dalle false insegne della Nato. Tutt’altro che in controtendenza con questo statu quo è giunta da pochi mesi la notizia che la base di Sigonella ospiterà 20 velivoli senza pilota UAV Global-Hawk, onorando cosi un accordo top secret tra la colonia-Italia e gli Usa stipulato nell’Aprile 2008 mirante ad obbedire ai dettami statunitensi che, per voce della rivista “Defense News”, fa sapere che Sigonella “diverrà il polo strategico dei Global-Hawk “ prodotti dalla transnazionale Northrop Grumman, azienda specializzata nella produzione di armi ad altissimo potenziale bellico e che quindi nel suo sito ufficiale può ben vantarsi delle sue produzioni affermando con disinvoltura che “L’etica e i valori sono il fulcro dell’identità aziendale della Northrop Grumman. Non sono
né un elemento marginale né un ripensamento:definiscono chi siamo e come agiamo”… come a dire ”abbiamo causato milioni di vittime dall’inizio della Guerra fredda ad oggi, ma lo abbiamo fatto nel completo rispetto della nostra etica” … questa dichiarazione potrebbe valere, domani, come confessione per anni e anni di stragi impunite? Non ci sarebbe nulla di strano – si fa per dire! - se questi velivoli non fossero stati giudicati molto pericolosi dagli stessi produttori che lo giudicano 100 volte più a rischio d’incidente di qualsiasi altro aereo e che oltre a questo verrà fatto transitare nei corridoi aerei italiani attualmente destinati al traffico civile nonostante sia accertato il rischio di tali velivoli per la loro alta sensibilità ai cambiamenti ambientali e alle interferenze. Proprio per questo negli Usa il transito degli Uav ha suscitato gravi polemiche con le maggiori associazioni di piloti, mentre in Italia l’Enav e l’Enac, enti responsabili del traffico aereo nazionale, pare siano state bypassate. Passando all’impiego di questi velivoli è chiaro che essi, oltre ai proclami che li vogliono impiegati in caso di calamità naturali e per fini umaniari, svolgeranno operazioni di guerra. E infatti con una disinvoltura disarmante Ludwig Decamps ammette che essi” saranno fondamentali per missioni di guerra nell’area Mediterranea e in Afghanistan”. Ad ogni modo pare, a maggior conferma dello status di colonia, che il transito degli Uav avvenga già dal 2001 cioè con l’inizio della guerra in Afghanistan. A questo punto non è superfluo ricordare che l’Italia partecipa in Afghanistan con una “missione di pace” e che ,sempre in linea teorica, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”. Come se non bastasse, senza che nessun organo di stampa abbia ritenuto utile divulgare questa notizia fino ad ora, il premio nobel per la Pace, nonché Presidente Usa, Barack Obama ha firmato nel mese di luglio un accordo con la Polonia in merito all’installazione del sistema antimissilistico che, rispetto al progetto Bush ritirato nel 2009, prevede l’installazione di un sistema di intercettazione di missili a breve raggio in funzione apertamente anti-iraniana, come confermato dal Segretario di Stato Hillary Clinton. Il tutto, è sempre bene farlo notare, sul suolo europeo e vicinissimo al confine con la Russia che infatti si interroga sulla effettiva finalità di tale sistema, considerando l’assenza di una minaccia iraniana. Il progetto, in verità molto poco pacifista, prevede dunque la dislocazione di nuovi missili Patriot su piattaforme mobili e navi in Polonia, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Turchia, Mar Baltico e dell’Artico per un costo iniziale nel 2011 di 2,2 milioni di dollari e ignorando del tutto le proteste già scattate in territorio ceco. Fin troppo facile trarre le conclusioni: l’Europa si dimostra il trampolino di lancio delle azioni criminali e guerrafondaie americane, l’Italia e il resto dei Paesi si qualificano sempre più come stati-vassalli pronti anche a militarizzare il nostro territorio fino a renderlo teatro di guerre presenti e future che non ci appartengono e mettendo a rischio le nostre stesse vite e calpestando la nostra sovranità e dignità di popolo fieramente mediterraneo e, quindi, per antonomasia libero.

Marco Masulli

martedì 23 novembre 2010

La ricerca muore..

Occuparsi della ricerca scientifica italiana non è compito affatto semplice.Ci si trova davanti un sistema completamente disorganizzato, incapace di vedere e ragionare in una seria prospettiva scientifica, causata da una cronica mancanza di un serio programma di ricerca e istruzione. A conferma delle nostre parole basta prendere in considerazione i maggiori protagonisti della ricerca italiana, i ricercatori. Sul loro operato le università riescono a garantire il funzionamento e l'offerta didattica proposta, pur percependo uno stipendio, per i più fortunati, inferiore a quello degli associati (professori di 2° fascia). Per i ricercatori non esiste una tariffa precisa ma dipende dai fondi che la singola università riesce ad avere. 
Tale situazione è generata da una classe dirigente politica ed economica che non conosce il mondo della ricerca o peggio non riesce proprio a comprenderlo. Se il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo,nomina un oncologo di 85 anni alla presidenza dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, ignorando un intero settore di fisici sicuramente più preparati di quanto lo possa essere Umberto Veronesi, si intuisce che qualcosa non va per il verso giusto.
La ricerca italiana fin da troppi anni vive in condizioni di assoluta precarietà dovuta alla mancanza di fondi da destinare alle varie università. Fin troppe volte gli atenei italiani e di conseguenza la ricerca hanno dovuto sopportare tagli su tagli, fino ad arrivare praticamente al collasso, con la banale e insufficiente scusa della mancanza di risorse. Salvo poi scoprire l'esistenza di una legge varata dal ministro Tremonti la 326 del 2003 art.4, grazie alla quale nasceva l'Istituto Italiano di Tecnologia. La spesa per quest'istituto privato è di 50 milioni per il 2004 e di 100 milioni per ciscuno degli anni che vanno dal 2005 al 2014. Mentre il finanziamento alle università pubbliche basta soltanto a pagare gli stipendi. 
La progressiva infiltrazione di interessi politici hanno reso gli organi di ricerca più importanti del Paese, come il CNR il cui consiglio d'amministrazione è in gran parte di nomina politica, dei pesanti carrozzoni, dove se non fosse per l'impegno e il genio di qualche serio professionista risulterebbero già inservibili.
In tutta questa situazione emerge però una riflessione d'altro tipo, che riguarda la natura stessa della ricerca e quale obiettivo essa debba prefissarsi. E' opinione comune anche di molti ricercatori, che essa debba servire soprattutto allo sviluppo economico di un paese. Se fosse così perchè non dovrebbe anch'essa seguire le direttive economiche moderne? In questo l'economia è chiara, ciò che non produce un immediato guadagno deve essere tagliato. Attribuire alla ricerca il primario scopo dello sviluppo economico è una precisa scelta con delle precise conseguenze. Ponendo la ricerca nel campo economico la si espone inevitabilmente ai rischi di un sistema che non punta certo agli esiti benefici di un eventuale ricerca, ma ai suoi profitti, con risultati drammatici nella sua concretizzazione. Un esempio pratico sono i fondi per la ricerca sulle malttie rare.Nel 2007 erano di 30 milioni di euro, 6 nel 2008,5 nel 2009 e 0 nel 2010. Lo studio di questo tipo di patologie e lo sviluppo di farmaci che ne consegue è un processo molto lento e non garantisce, a causa della loro bassa casistica rispetto ad altre con un'incidenza superore, i due principali cardini su cui si basa l'economia: velocità e massimo profitto. Ecco la disastrosa conseguenza se si abbina alla ricerca lo sviluppo economico.
La ricerca deve avere come suo supremo scopo non la ricchezza dei Paesi ma il benessere dei Popoli. Concetti completamente diversi tra loro. Con ciò non vogliamo astrarci completamente dalla realtà pensando ad un sistema di ricerca fin troppo romantico, risulterebbe così un'irraggiungibile utopia, diciamo soltanto che la ricerca essenzialmete subordinata all'economia è un'arma fin troppo pericolosa. Non può sostenere lo stesso sistema che ora la uccide. Non abbiamo difficoltà a sostenere anche con una certa dose di cinismo e sicuri di crearci qualche nemico, che se la ricerca deve continuare a sostenere direttamente le teorie globali del massimo guadagno è meglio che si fermi qui. L'eventuale riforma proposta dal ministro Gelmini non fa altro che rendere ancora più precaria la ricerca. L'eventuale approvazione di tale riforma deve essere vista non come una sconfitta da cui ritirarsi ma come punto di partenza da parte di ricercatori e studenti per la rivendicazione di diritti quotidianamente traditi. La reazione che ha portato in strada migliaia di studenti e professionisti non deve arrestarsi, non deve dipendere dalle sorti di una riforma.

giovedì 18 novembre 2010

INDIFFERENZA (MIRATA) DI STATO.


Ieri il ricco palazzo del Ministero dell'Economia ha conosciuto una protesta diversa, non numerosa perchè fatta solo di dieci persone che con i loro accompagnatori hanno sfidato il maltempo di Roma, il loro corpo che li ha traditi ed uno Stato vigliacco e cinico. Manifestazione silenziosa perchè le persone in questione sono malati di SLA (sclerosi laterale amiotrofica). Erano dieci ma rappresentavano 5 mila malati della stessa patologia. Protestavano per non essere dimenticati, per avere quell'assistenza a cui hanno diritto che è stata annullata dai continui tagli. Allo stato attuale non esiste un'assistenza medica ne fondi per aiutare le famiglie che arrivano a spendere fino a 5 mila euro al mese per cure, assistenza e relativi macchinari. Dopo ore di attesa (già questo prova la bassezza di un intero Stato "civile" e di chi lo governa) una rappresentanza di essi è stata accolta non da un ministro (loro devono fare le prime donne nei "talk show") ma da un dirigente del ministero, promettendo che sarà inserito un emendamento nella ormai vicina finanziaria, forse non dicendo però che se viene chiesta la fiducia non si potrà inserire nessun emendamento. Cosa accadrà se questa promessa si rivelerà vana non è dato saperlo. Nel frattempo la sofferenza di 5 mila persone può aspettare.

La SLA è una malattia degenerativa le cui conseguenze sono la perdità progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutazione, dell'articolazione della parola e del controllo dei muscoli scheletrici, la paralisi che ne segue può arrivare alla compromissione dei muscoli respiratori, quindi al bisogno di ventilazione assistità e in seguito alla morte, lasciando intatte le funzioni cognitive. Questa patologia è stata inserita come malattia rara nell'elenco delle malattie croniche invalidanti, stilato dallo stesso Ministero della Salute. Ciò da diritto ai malati di usufruire di diversi servizi quali: esenzioni, riconoscimento dell' invalidità e in teoria ad assistenza medica. Non si capisce perchè tutto debba ricadere come abbiamo visto sulle spalle delle famiglie. Probabilmente per fare qualche regalo alle case farmaceutiche.

E' necessario moltissimo autocontrollo per gestire la rabbia e lo sdegno nei confronti di "uomini" di questo Stato che tutto fanno, tranne ciò che sarebbe loro vero dovere fare,ovvero, offrire dei servizi adeguati al cittadino e fare in modo che quelli che oggi siamo costretti a chiamare ultimi siano invece i primi, ma lo Stato italiano non è nato per questo, è occupato a servire ben altri padroni. I tagli operati dai vari governi che si sono susseguiti fino ad oggi è figlio di questa situazione. Non è un momento economico sfavorevole, ma una precisa scelta di campo, per questo non ci sarà nessun miglioramento ne della sanità pubblica, che sta diventando sempre più privata, ne di qualsiasi altro ambito chiave per il vero benessere dei cittadini.

Se il mondo moderno fosse regolato da un minimo di Giustizia lo Stato italiano verrebbe sicuramente "licenziato" ma in un terzo millennio dominato dall'ingiustizia, dall'indifferenza, dalla cattiveria e dal cinismo l'Italia non è altro che consapevole e orgoglioso protagonista di un infinito dramma.

Giuseppe Pennestrì

martedì 16 novembre 2010

QUANDO LA NATO CHIAMA.....


La nuova lista della spesa per le missioni italiane di "pace" del ministero della Difesa:
10 nuovi elicotteri militari di soccorso "Aw-139" realizzati da "Agustawestland" (Finmeccanica); nuovi sistemi di puntamento "Ots" per gli elicotteri "A-129 Mangusta" prodotti dalla "Galileo" (Finmeccanica); nuovi missili anticarro "Spike" di fabbricazione dell'israeliana "Rafael"; siluri pesanti per i sommergibili classe "U-212" costruiti da "Whithead Alenia Sistemi Subacquei" di Livorno (gruppo Finmeccanica); 271 mortai da 81 millimetri di nuova generazione con relativo munizionamento prodotto dall'italo-britannica "Simmel Difesa"; un'unità navale della Marina Militare con funzione di appoggio alle forze di incursori realizzata da "Fincantieri"; una rete informatica sperimentale denominata "Defence Information Infrastructure" messa in piedi da "Elsag Datamat" (Finmeccanica) e ciliegina sulla torta un "hub" aereo militare presso l'aeroporto militare di Pisa in grado di: gestire flussi di personale e materiale dal territorio italiano ai cosidetti "teatri operativi" e viceversa, ospitare 30 mila soldati equipaggiati al mese. Il traffico aereo prodotto da questa struttura sarà ovviamente coperto dal segreto militare. Spesa totale per questi nuovi "giocattolini" è di 933,8 milioni di euro, spalmabili in 4-9 anni. Beneficiaria di questa pioggia di denaro sarà soprattutto l'italiana "Finmeccanica".

Mentre una parte dell'Italia affoga nel fango e l'altra è pateticamente interessata a quante escort possa contenere in una notte il letto di Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa con le Commissioni Difesa di Camera e Senato siglano un programma di riarmo da un miliardo di euro con l'opportuno silenzio assenso delle "opposizioni" interessate a quali strategie elaborare per le sempre più vicine elezioni.
Leggendo la lista degli armamenti vengono in mente parecchie domande che danno seguito a più profonde riflessioni. Considerando che l'Afghanistan è l'unico fronte che potrebbe spiegare l'utilizzo di questi nuovi mezzi ma che tutti i contingenti stanno almeno ufficialmente lasciando (solo militarmente s'intende) quei territori la faccenda potrebbe essere spiegata in diverse maniere: o "l'exit strategy" è un grande bluff o si stanno preparando nuovi scenari bellici. Osservando come la Nato stia trasformando l'Europa in una grande piattaforma militare e in particolare l'est europeo con il famoso scudo antimissile e l'Italia da nord a sud (vedi anche un altro articolo sulla nostra versione cartacea riguadante la base americana di Sigonella) dove l'hub di Pisa si unisce al vicino "Camp Darby" che farà di quell'area una delle più grandi basi Nato d'Europa, si potrebbe tendere alla seconda opzione, resta solo da capire quando e chi. Seguendo le logiche di mercato per l'approvvigionamento delle risorse energetiche non è neanche tanto difficile capire il chi, potrebbe essere a questo punto l'Iran, usiamo il condizionale perchè nella politica internazionale tutto sembra il contrario di tutto. Ora resta da capire che ruolo dovrebbe avere la serva Italia in questo scenario. Le armi appena acquistate unite ai 131 caccia bombardieri comprati nel 2009, suggeriscono oltre la funzione logistica del territorio italiano, la scelta di una linea di condotta di guerra attiva e non più di semplice supporto. Come premio magari all'Eni sarà permesso di portare a casa un contratto miliardario.

Il fatto che questo programma di riarmo sia passato sotto silenzio lascia spazio a valutazioni anche di tipo più strettamente politico e dimostra come le strategie militari direttamente dipendenti dalla Nato si muovano su una linea che la politica nazionale non può, non vuole e non deve governare. Non è di certo un caso la presenza di ex generali nei due principali partiti italiani o come consiglieri in Finmeccanica. Il silenzio già citato delle opposizioni non è altro che allineamento a questa condotta politica, più o meno marcata a seconda degli scenari politici interni. Molto spesso abbiamo sottolineato l'assenza dello Stato in ciò che è più importante per quello che forzatamente definiamo popolo, nella realtà dei fatti non lo è, ma che invece nell'essere servo di padroni stranieri è presente e puntuale. Come servo riesce benissimo.

Quindi sta tranquillo a te che piace essere definito normale italiano medio. Se innumerevoli aerei militari voleranno sulla tua testa, resta calmo e sorridi, lo fanno per te. Se la tua casa cade a pezzi mentre si spendono milioni per costruire basi con ogni comfort, non ti arrabbiare, lo fanno per il tuo benessere. Se infine un aereo o un missile cadrà per sbaglio su casa tua distruggendola non devi prendertela. Ma devi essere orgoglioso di morire per il tuo "bene".

Giuseppe Pennestrì

venerdì 29 ottobre 2010

Ricercatori di diritto

Nuovamente il ddl Gelmini sulla riforma dell'istruzione, è tornato alla carica, facendo parlare di se, facendo scendere in piazza gli studenti affiancati straordinariamente da docenti e ricercatori.
A turbare gli animi dei ricercatori vi è un'ombra d'instabilità economica che gia da tempo aleggia sulla loro testa ;con la grande manovra Tremonti-Gelmini altri tagli sono stati preannunciati, e se prima a diminuire erano solo i fondi destinati alla ricerca, ora anche gli stipendi dimagriscono, e la sicurezza dei contratti a tempo indeterminato, che un ricercatore acquisiva dopo anni di sacrifici, si dissolve nel nulla come una nube di fumo
La famigerata riforma non prevederà, una continuità lavorativa degli attuali ricercatori, i quali non potranno diventare professori associati e saranno dati in pasto alla precarietà della vita lavorativa, quindi senza più certezze, senza più stimoli, facendo andare il paese incontro ad un rapido deperimento culturale.
Ma accantoniamo per un attimo l'aspetto puramente economico della faccenda, anche se costituisce la principale motivazione della protesta, considerato che tutto origina dalla manovra finanziaria del ministro dell'economia, e andiamo ad analizzare quello pratico, apriamo una piccola parentesi e spieghiamo chi sono i ricercatori oggi.
La definizione di ricercatore, i suoi doveri e i suoi diritti sono stati definiti mediante la Carta Europea dei Ricercatori, una raccomandazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 5 marzo 2005 ,essa stabilisce che tutti coloro i quali operano nella ricerca dopo la Laurea o titolo equivalente sono da considerarsi Ricercatori: per i primi quattro anni "in formazione" (inclusi i dottorandi di ricerca e i borsisti), mentre in seguito sono da considerarsi "senior". La Carta prevede che non esistano discriminazioni nei diritti associati ai contratti e stabilisce la parità dei diritti tra i ricercatori a tempo determinato e a tempo indeterminato.
Ma allora ci domandiamo, che motivo c'è di scendere in piazza, a urlare il proprio dissenso nei confronti di un ddl che dovrebbe essere inferiore a una direttiva europea!? Semplicissimo, la Carta Europea dei Ricercatori non ha ancora trovato implementazione nell'ordinamento italiano, anche a causa dei costi aggiuntivi che lo Stato dovrebbe sostenere per garantire a tutti i ricercatori i medesimi diritti come raccomandato dalla Carta; e il decreto del presidente della repubblica 382 del 1980, che stabilisce dei ricercatori italiani ruoli e mansioni, che dovrebbe (in via del tutto teorica) tutelare questi ultimi, viene ignorato palesemente, anche per colpa di ricercatori conniventi (è doloroso ammetterlo ma c'è chi di necessità ne fa virtù, e fa valere la legge latina “mors tua vita mea”)
Trovato quindi il motivo per cui i nostri ricercatori hanno le palle girate.
Adesso facciamo un quadro della situazione e diciamo chi sono i ricercatori in Italia nelle nostre facoltà.
Sono quelle giovani figure sempre al servizio dello studente, che con passione e amore spiegano, al posto dei pigri o troppo impegnati docenti di ruolo, le materie piu disparate, sulle quali hanno speso anni e anni di studi, ma che non vedranno mai la loro firma apposta su un libretto di uno studente.
Che trascorrono giornate all'interno di ufficietti, ricavati a volte tra pannelli che separano quattro cinque postazioni in una stanza, chini sui loro pc, ma con la forza e la voglia di continuare.
Che nonostante vengano chiamati dai colleghi e dagli studenti professore/essa, a fine mese in busta pagano non trovano le “cifre” di un Professore che si rispetti.
Costretti a vivere di oggi, senza pensare ai domani, con la costante paura di finire in mezzo ad una strada (e non parlo metaforicamente) considerati i tagli e i ritagli degli ultimi anni nei confronti dei fondi destinati alla ricerca, e i contratti con tempi sempre piu striminziti.
Che non si vedono riconosciuti come figure giuridiche, e per tanto non aventi particolari diritti ( e conseguenti doveri) da rivendicare.
Insomma una categoria di lavoratori non certo invidiabile.
Ebbene i succitati ricercatori, prendendo come sfida il ddl hanno deciso di rientrare nei loro ranghi, (quelli di cui la legge 382/80 parla) ritornando a quelle mansioni che normalmente dovrebbero spettare ad un ricercatore.
In men che non si dica le facoltà si sono bloccate, perché nessun docente, pardon RICERCATORE era in aula a intrattenere una lezione, a dimostrazione che il motore pulsante e vivo della cultura nel nostro paese sono loro, e non i decrepiti e obsoleti baroni delle cattedra, che con le loro vecchie nozioni, e l'incapacità di mettersi al passo coi tempi rallentano e fanno regredire, rispetto all'Europa, generazione dopo generazione di studenti. Questa volta la supposta è cosi grande, che oltre a “colpire” lo studente di oggi, il lavoratore di domani colpisce i ricercatori di ieri, che si sono per la prima volta mobilitati per rivendicare i loro diritti, quei pochi diritti che gli erano riconosciuti appena, e che con il decreto entrante verranno negati del tutto.
Quindi studenti, colleghi, popolo apriamo gli occhi! Questa non è una battaglia esclusiva per chi in Italia tenta di far ricerca, è una lotta di tutti!

C.Basile

martedì 26 ottobre 2010

DUE UOMINI, UN'UNICA STRATEGIA.

Nella pochezza umana dello scenario politico ed economico italiano, ammettendo che esista oggi una vera differenza tra i due,risaltano le affermazioni dell'a.d. della Fiat Marchionne e del Ministro dell'Interno Maroni. Il primo dichiarando che se non fosse per l'Italia la Fiat sarebbe di certo in condizioni migliori, l'altro minacciando l'uso della forza se i disordini di Terzigno dovessero continuare. Semplici deliri di onnipotenza da parte di due organi dello stesso sistema o lancio di precisi segnali? Chi ricopre cariche di tale importanza molto raramente spende parole a caso. I messaggi, oltre il fumo dell'apparenza, sono chiari in tutta la loro pesantezza. Marchionne dimostra di conoscere perfettamente la posizione di debolezza di uno Stato "proponendo" il suo ricatto ad un'intera e trasversale classe politica. O alle sue regole o la Fiat delocalizza ogni sua fabbrica. Adesso può finalmente liberarsi, dire ciò che pensa realmente. Di certo non è una coincidenza che questo avvenga solo dopo l'ingresso della Fiat nell' immenso mercato americano. Evidentemente l'Italia è un optional, e quest'ultimi hanno il loro prezzo. Se il modello e le regole sono quelle di Pomigliano c'è poco da stare allegri. Che stronzi e ingrati quegli operai che credono che oltre il lavoro ci sia anche una Vita da vivere, fatta di affetti, di amori,di passioni, della voglia di genitori che vogliono vedere i propri figli crescere, di rivendicazioni di diritti legittimi. Ma questo per lui e per ciò che rappresenta non ha la minima importanza. Si prende gioco dei "propri" operai definendosi un metalmeccanico, guadagnando somme che i metalmeccanici, quelli veri, non riuscirebbero a guadagnare nemmeno in tre vite. L'arroganza è tale che la risposta più adatta sarebbe quella,citando Gomorra di Saviano, "di un gancio, o una testata sul setto nasale". Ma non vogliamo dare ai porci appigli sui quali arrampicarsi.
Se il mondo economico,attraverso le parole di un amministratore delegato libera il suo stridulo canto, la politica non è da meno. Mediante le parole del ministro dell'Interno, riguardo i fatti di Terzigno, la sottile strategia dell'assenza dello Stato si trasforma ad un tratto in una soffocante presenza. Nel linguaggio istituzionale le minacce riguardo l'uso della forza possono essere riassunte nella frase, resa celebre dalla cinematografia, fermo o sparo. Ma questo non è un film, Terzigno non è Hollywood e la persone muoiono davvero. In una regione mille volte stuprata dalla spartizione di potere statale e quello criminale molte comunità si trovano tra l'incudine e il martello. Non è facile in questa condizione alzare la testa, scorgere una soluzione che altri da lontano reputano facile, distibuendo colpe e assoluzioni con la stessa facilità con cui si sceglie il gusto di un gelato. Non è facile pensare ad un altro mondo se quello che hai visto fino ad oggi è quello in cui hai vissuto da sempre. Il baratro è ad un passo. Quando non esistono più vie d'uscita, perchè questa è solo un ricatto, la soluzione può apparire solo oltre quel muro di scudi e manganelli, fatto anch'esso di uomini fin troppo tali da disubbidire ad un ordine stupido che pùò portare troppo velocemente ad un punto di non ritorno. Non si convinca nessuno che ciò che sta accadendo in Campania sia così lontano dalla nostra realtà quotidiana. E' molto più vicina di quanto si possa mai immaginare. Ma ognuno di noi come gli abitanti di Terzigno e dei paesi vicini, ha la possibiltà e la capacità di vedere oltre quel muro di uomini vestiti da Stato.
Due uomini che ricoprono due cariche diverse ma il cui obiettivo sembra essere uguale: stringere ancora di più il cappio al collo ad un popolo che tale più non è da un pezzo.

Giuseppe Pennestrì

giovedì 21 ottobre 2010

Adda ' a ferni' a nuttata..........pure a Terzigno!

Le immagini sono fin troppo chiare , anche se i fatti avvengono in piena notte, per l'esattezza tra l'una e le le due del mattino. La polizia per ordine del questore di Napoli carica , con estrema violenza , uomini , donne e giovani che manifestavano per la chiusura della nascente discarica di Terzigno.Gli abitanti della zona non vogliono che diventi agibile questa struttura poiche' intuiscono quanto sia dannosa per il loro paese e per quelli limitrofi la presenza di di questo sistema di smaltimento dei rifiuti. Come dar loro torto, basti pensare all' avvelenamento dell'aria che scaturisce dalle montagne di spazzatura che arrivano ogni notte da tutta la provincia partenopea, rendendo invivibile lo svolgimento di una vita normale tranne che non ci si abitui , a seconda del vento, a fetori insopportabili, per non parlare dei danni che si arrecano in un territorio che potrebbe trovare il suo giusto sviluppo nell' agricoltura e nell'edilizia, se si vuole si possono anche evidenziare i disastri di natura chimico-biologica. Ma il punto è anche un altro , come al solito ,non si tiene conto dell' esigenze e dei diritti del popolo. Con un atto di forza "legale" è stata scelta questa parte del territorio per, risolvere situazioni che di certo cosi' non hanno nessun riscontro positivo, a nesuno degli abitanti è stato chiesto se fossero più o meno d'accordo nell'attuazione di questo progetto , fin dentro le proprie case, bensi' sono bastate un paio di delibere votate dai soliti parvenu' dei vari consigli comunali e regionali per certificare una condanna a morte...civile , con l' approvazione degli organi dello stato poi il gioco è fatto. Complimenti! ora dove sono questi politici , sono forse accanto alla gente che che si ribella? Sono insieme a coloro i quali tutte le notti vegliano e si scontrano perche'i loro figli non respirino merda? Crediamo di no , anzi ne siamo certi, qualcuno si è associato al movimento di protesta , ma ben presto si è defilato , come nella migliore tradizione . Ma altresi , si deve riflettere su un fatto : se questi signori hanno permesso a chi sta al governo di sistemarsi le proprie deficenze organizzative solo perche' eletti quali servi degli stessi e del malaffare che ammorba quella zona è solo perchè qualcuno li ha votati, consapevolmente o meno, quindi siamo alle solite , bisogna pensarci prima siano essi di destra o di sinistra o di centro, vanno cancellati.non basta bruciare , come abbiamo visto, le schede elettorali nè bastano le scuse , in ritardo, del dottor Manganelli ai feriti di questa notte.Bisogna prendere coscienza che il Paese deve cambiare , sopratutto per le generazioni future!SOLIDARIETA'CON LE MADRI DI TERZIGNO. ANTONIO.