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sabato 3 aprile 2010

Religiosi e pedofilia: il grande boato e l' assordante silenzio.


Da un po’ di tempo a questa parte i mezzi d' informazione italiani ed esteri affrontano sempre con maggiore vigore lo scabroso argomento degli abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti appartenenti alla Chiesa Cattolica. Questo fenomeno pare sia abbastanza frequente e molto poco denunciato, vuoi perchè le vittime hanno rimosso questi disgustosi ricordi, vuoi perchè provano una sorta di vergogna nell' affrontare con persone terze la tragedia che ha segnato la loro vita. Le stesse famiglie a volte non colgono nello sguardo dei loro figli quel qualcosa che non va, fidandosi invece della totale buona fede dei prelati, buona fede che, come purtroppo stiamo vedendo, non sempre è tale.

Il Vaticano non sfugge neanche alla pesante accusa di aver sempre cercato di coprire questi avvenimenti e di recente è anche emerso che alcuni vescovi americani, da circa una ventina di anni, hanno abusato sessualmente di molti bambini, spesso affetti da alcuni handicap quali la sordità, e ciò rende ancora di più in bilico la posizione della Chiesa e ne aggrava maggiormente il problema della crisi di spiritualità che la attanaglia, soprattutto quando questi fatti vengono messi a nudo di fronte a milioni di fedeli in tutto il mondo, essendo indirettamente coinvolto anche il fratello dell' attuale Pontefice. Forse è giunto il momento che la nomenclatura vaticana riveda alcuni suoi aspetti, come ad esempio il voto di castità per i sacerdoti che, a detta di molti analisti, risulta essere la causa primaria degli abusi rappresentando un obbligo, un sacrificio che l'aspirante prete compie di fronte a Dio, andando quindi contro la naturale essenza dell’uomo e frenando i suoi istinti sessuali sia pur soltanto pensati. Probabilmente i vari casi di molestie da parte dei preti ne sono la conferma ed alcuni di loro sviluppano quindi un perverso e criminale interesse di natura fisica nei confronti del fanciullo trovando in lui uno sfogo sessuale.

E' anche accaduto che, in alcuni piccoli comuni con una forte (e presunta) coscienza cattolica, la gente scenda in strada a difendere dalla troupe giornalistica, venuta in cerca dello scoop, il proprio parroco, accusato di violenza su minore, anche di fronte a prove evidenti, proprio perché accecati da qualcosa che credono sia fede ma che più non è, ritenendo che siano solo accuse infondate.

Però, come adesso vedremo, alcuni mezzi di informazione sono mossi non da senso di giustizia e verità, ma da odio verso un' istituzione religiosa come la Chiesa Cattolica della quale non condividono, legittimamente, vedute, idee e prassi. Il risultato è stato sicuramente il silenzio sulle ultime notizie venute dagli Stati Uniti, precisamente dalla città di New York: si tratta di alcune rivelazioni choc riguardanti i traffici illeciti di organi da parte di un rabbino della comunità di Brooklyn a cui si aggiungono alcune denunce effettuate da parte di uomini e donne che hanno trovato, attraverso una radio privata, il coraggio di gridare contro un gran numero di rabbini l' accusa di essere stati responsabili di violenze sessuali nei loro confronti quando non erano altro che bambini o adolescenti. La notizia ha come teatro la Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn (un noto istituto ebraico del quartiere) nella quale il docente, nonché rabbino, Yehuda Kolko ha abusato fisicamente per anni di bambini che frequentavano quella scuola. Ciò però, a detta dell’avvocato ebreo Michael Dowd, è un’ usanza molto comune e diffusa nelle comunità Haredim. Infatti, egli, ha incominciato una dura lotta cercando di dimostrare ciò, ponendo il caso sotto gli occhi di tutti pur essendo una classica battaglia come quelle intraprese da Don Chisciotte. La lotta diventa ancora più ardua pensando alla grande omertà (rivendicata dagli stessi rabbini) che c’è all’interno di questi ambienti. I rabbini ortodossi in ogni caso hanno espresso il loro disagio e preferiscono risolvere le cose tra di loro, all’interno della comunità (come, peraltro, è stato più volte fatto intendere da autorevoli voci vaticane). C' è da dire che questi gesti di pedofilia e incesto sono condannati e puniti fino ad un certo punto. Certe azioni, osservando attentamente alcuni trattati della Gemara, sono condivise e giustificate come ad esempio il fatto di poter avere rapporti sessuali non completi con la propria figlia o figlio. Il Talmud insegna parecchie di queste dottrine incomprensibili ai nostri occhi e sotto quelli della maggior parte delle persone. La gente che si è mossa a difesa delle vittime e contro questa pratica perversa sono talmente poche che si possono contare sulla punta delle dita. Certi fatti bisogna scoprirli alla luce del sole affinchè non cadano nel dimenticatoio e affinchè siano conosciute da tutti, soprattutto da quelle famiglie che, al pari di quelle cattoliche, affidano i loro figli in mano a dei mostri considerati erroneamente delle guide spirituali.

Alla luce di tutto ciò sorge spontanea una domanda: i mass media sono ignari di tutto ciò oppure risultano essere complici silenziosi di qualcosa che nulla ha a che fare con la pedofilia ma che in realtà riguarda altri fatti tenuti nascosti? A voi la risposta.

Andrea La Fauci De Leo

Giovanni Trovato

martedì 30 marzo 2010

ELECTION DAY................

L ' ENNESIMA BAGARRE ELETTORALE FINALMENTE SI E' CONCLUSA , QUESTO L ' UNICO DATO POSITIVO PER CHI CREDE CHE LA POLITICA SIA ANCORA UNA COSA SERIA! IL CIRCO MEDIATICO HA SPENTO I RIFLETTORI SULL' ENNESIMO DISGUSTOSO SPETTACOLO OFFERTO DAI NOSTRI POLITICANTI AL POPOLO ITALIANO!VOLENDO ANCHE NOI OFFRIRE AI NOSTRI LETTORI E ATUTTI COLORO CHE CI SEGUONO , SOPRATUTTO QUELLI PIU' GIOVANI, UNA RIFLESSIONE SU QUANTO ACCADUTO NEGLI ULTIMI GIORNI , POSSIAMO SENZA DUBBIO SCRIVERE CHE VA RILEVATO IL DATO , NOTEVOLE , DELL ' ASTENSIONISMO ( CHE PREOCCUPA LO STESSO NAPOLITANO , AL PUNTO DI CHIEDERE NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE AL VOTO). QUESTO RIFERIMENTO NON VA PERO' INTESO COME SOLTANTO UNA SORTA DI RIBELLIONE ALLO STATUS QUO POICHE' SINO A QUANDO NON SI TRASFORMERA ' IN REALE TRADUZIONE POLITICA DEL DISSENSO , RISCHIA DI RESTARE LETTERA MORTA ANZI DI FAVORIRE ULTERIORMENTE QUESTO SISTEMA CHIUSO , BASTI PENSARE CHE NEGLI STATI UNITI RESTANO FUORI DALLA COMPETIZIONE MILIONI DI CITTADINI SENZA POTERE ESPRIMERE LE LORO IDEE , EPPURE SI ELEGGE UN PRESIDENTE CHE NON LI RAPPRESENTA , MA LI GOVERNA! POI SE SI CONSIDERA IL DISAFFEZIONAMENTO DELLA GENTE VERSO UN MALGOVERNO CHE COMUNQUE VIENE PERCEPITO , IL GIOCO E' FATTO. LA DESTRA VINCE , LA SINISTRA PERDE ,DENTRO LA SINISTRA VINCE LA DESTRA , A DESTRA SI REGOLANO I CONTI CON I "sinistri", LA LEGA GONGOLA E PORTA AVANTI I SUOI PROGETTI, NICHI VENDOLA SBAGLIA PARTITO E LO STESSO LA POLVERINI CHE NON SI ACCORGE DI AVERE BATTUTO UNA SUA COLLEGA DI SCENA AL SECONDO ATTO DELLA COMMEDIA INIZIATA QUALCHE GIORNO PRIMA, DI PIETRO E GRILLO LITIGANO PER CHI DEVE INDOSSARE LA MASCHERA DI ZORRO ......................E I VERI PADRONI DEL VAPORE COME AL SOLITO , ASPETTANO TRANQUILLI CHE I SERVI SCIOCCHI SMETTANO DI RECITARE CON IL LORO CODAZZO DI GIORNALISTI , PAROLAI, SOUBRETTE E MUMMIE INCARTAPECORITE DI UN SECOLO CHE PURTROPPO NON VUOLE ANCORA FINIRE. SI INVITANO LE NUOVE GENERAZIONI FUORI DA QUALUNQUE LONTANO RETAGGIO DI NATURA NOVECENTESCA A NON PRENDERE PARTE A QUESTO SPETTACOLO DEGRADANTE MA A DIVENTARE PARTE ATTIVA PER CREARE UN NUOVO SOGGETTO POLITICO CHE RIDIA LORO DIGNITA' E CONSAPEVOLEZZA DELLA LORO GIOVENTU' !
"ESSERE DI DESTRA O ESSERE DI SINISTRA E' UNA MANIERA COME UN ALTRA PER ESSERE IMBECILLI" MANUEL ORTEGA.

lunedì 29 marzo 2010

estratto da "il Complesso"

<<…Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e otto. Queste sono le prime otto parole proferite dalla zia “originale”, perché otto sono gli scalini che separano l’androne dalla strada del complesso. La zia non vede o meglio distingue le sagome importanti, come macchine, alberi, palazzi e traghetti. intuisce la loro presenza anche grazie al suo udito che esaltata la sua percezione dando forma ai rumori, gli ostacoli, ringrazia il buon Dio di averLe dato questo dono. Lei non si preoccupa della vista gode di altro. degli odori, del cinguettio di uccelli lontani, del cicaleggio dei giardini e del suo canto improbabile. Canta mentre cammina, nelle sue peregrinazioni senza meta, la sua voce stridula intona arie di altri tempi, ritornelli, forse creati ad hoc dalla sua immaginazione, quest’ultima, per altro, fervida ed indispensabile, perché costituisce il suo orizzonte, quello che vede, altro non è, che reflui ricordi coloriti. Il mondo della Zia è un mondo complesso per i più impenetrabile, ma perché i più si sono rifiutati per empirici problemi di comunicazione o semplicemente un rifiuto aprioristico. Tutto ciò che è diverso va decisamente espugnato isolato ricondotto nei naturali confine della sua provenienza. Quale stolto potrebbe accettare cotanta stranezza, quale barbaro potrebbe osannare il motto della fratellanza mondiale, quando questa fratellanza ti bussa alla porta e senza chiedere il permesso si siede sul tuo divano preferito e desina al tuo desco facendo rumori di tutti i tipi. Per cui fratellanza e tolleranza vanno difesi a spada tratta, ma ognuno a casa propria. Ma la Zia non si è mai curata di questioni politico sociali, anzi oggi che gode il disprezzo del mondo, vive, la sua tanta agognata solitudine, che ai più denota abbandono, depressione, per Lei è sinonimo di LIBERTA’. Infatti prima che fosse così amena, la Zia viveva una vita normale,un marito dei figli dei nipoti, tutto a regola d’arte, tutto come vuole il buon comportamento civile, ma in seno, la Zia ha sempre avuto il germe libertario, il non rispetto delle regole convenzionali, che so il pranzo ad orari prestabiliti dal mondo esterno, il fare la spesa in tale luogo piuttosto che in un altro, passeggiare ad un orario consono alle abitudini civili di un popolo. Invece la Zia amava dissacrare le regole imposte, perché non sapeva, chi o cosa vincolava gli uomini, chi o cosa imponeva una volontà schiacciante che avrebbe annichilito il suo spirito. Il primo passo verso la libertà si compì quando i suoi due pargoli, cresciuti sotto la paterna guida, presero il volo dal complesso, si dice per lavoro, ma anche per loro fu una fuga verso la libertà. Strani gli incroci del destino ed ancora più strani sono i desideri degli uomini che spesso coincidono all’unisono in un'unica parola, ma la strada che porta alla realizzazione del Se passa per diversi luoghi sia fisici che intellettuali. Quindi i figli volevano liberarsi da un modello troppo sui generis che aveva procurato non poche sofferenze ed amarezze in età giovanile, aveva lacerato quel vincolo filiale che dovrebbe agire da legante tra una madre ed un figlio. Non possiamo parlare di odio puro, perché entreremmo nel personale di vite a me sconosciute, per cui mi limito a riportare dei fatti, degli atteggiamenti, dei risultati, a voi, se vi interessa trarne delle conclusioni. Non odio, dicevo, ma un bisogno di ritrovare una parte di vita assente, fuggire da tormenti interpretativi che avrebbero rischiato di procurare inutile e inespugnabili domande. Altra tappa importante per il raggiungimento della libertà, la morte del marito. La morte, procura una grande sofferenza a chi resta, sofferenza generata da una grande forma di egoismo. Dovremmo avere la forza di asserire che libera da tutti i mali sia colui che passa a vita migliore, ma soprattutto libera i restanti da altri vincoli cavillosi. Questo breve prologo, sembrerebbe tradire una certa amarezza rispetto all’ingiusta vita, invece vuole essere un canto, un grido un inno alla libertà dell’uomo dalla schiavitù del branco. La zia che ha raggiunto questa Conoscenza, dai più è giudicata pazza da legare, ma transeat, il giudizio frettoloso della società corrotta dal vizio dell’ipocrisia, ma tale sentenza proviene dai suoi figli. Forse anche in questo lemma alberga il seme del dolore ricevuto, un abbraccio negato, una carezza mai fatta, così come recita la vita, di una tradizionale famiglia. Il germe dell’affetto non manifesto, prevale sulla ragione pura. In natura ciò accade da centinaia di migliaia di anni, i cuccioli, appena svezzati vengono lasciati al proprio destino, attenzione, non utilizzo abbandonati. Davanti a cotanta lealtà, in cui si cela un amore profondo e puro in cui una madre responsabilizza la prole a fare il proprio cammino scevra da vincoli filiali feticisti, in cui il libero arbitrio del singolo potrà dare un giusto significato all’essenza della vita. Invece, l’uomo vedendo quest’abbandono, trasecola nel pensare che tale evenienza possa essere attuata alla propria vita, alla propria prole, la dove, la natura ne rivendicherebbe l’obbligatorietà. Provocazione, no, il modus operandi della Zia dimostrerebbe questo. Voglio vivere cosììì… con sole in fronteee…, canta Zia, canta che ti passa, la sento farfugliare tra un verso è l’altro della famosa aria. Ed il ticchettio sincopato del suo malfermo ma sicuro bastone che traccia il percorso di una vita, la sua. Passo dopo passo le suole delle rovinate scarpe conoscono gli anfratti remoti del selciato, il suo andirivieni è inspiegabile ma segue una logica, una parabola ascendente verso l’infinito assoluto. Queste il segreto della sua serafica felicità questo acerrimo diniego verso tutto quello che è stato pianificato da altri,la Zia ride di questa consapevolezza, ride felice di questa conquista. Questa condizione, l’essere libero, tradisce altre più profonde riflessioni che rimando il altra sede, ma una sola è conclusiva riflessione voglio sollevare, la Zia, non ha mai votato, perché ha sempre pensato è creduto nella Sua Libertà, ma come mai nessuno si è mai preoccupato-occupato fattivamente degli Uomini Liberi?...>>

Alberto Barbagallo

martedì 9 marzo 2010

SIAMO TUTTI ISLANDESI




La crisi coinvolgendo tutti i settori produttivi del pianeta ha investito anche il ,fino ad ora giudicato incrollabile, sistema bancario. La stretta dipendenza della politica, nazionale ed internazionale, dalle Banche oltre a far crollare ogni illusione di sovranità popolare (sostituita tacitamente con la sovranità dei banchieri!) ha fatto in modo che sia il Popolo a pagare sulla propria pelle l’implosione del capitalismo o, piu’ semplicemente a pagare di tasca propria il fallimento delle banche. A volte però accade che il popolo, nonostante il massiccio impiego di “narcotizzanti sociali” usati per addomesticarlo al volere dei potentati politico-economici, a pagare gli sbagli commessi dagli stessi artefici delle sue pessime condizioni di vita non ci stia proprio! Infatti, a seguito del fallimento dell’Icesave (marchio di un prodotto di risparmio proposto dalla Landsbanki, banca internazionale con sede in Islanda) che trascinò con sé migliaia di risparmiatori britannici e olandesi, il governo islandese è stato chiamato a pagare i debiti contratti dall’Icesave con il governo britannico e olandese (che ha provveduto a risarcire i suoi risparmiatori). Il parlamento islandese provvide quindi, gia nel mese di Dicembre 2009, a mettere ai voti una legge che stabiliva il rimborso ai governi britannico e olandese per l’esorbitante cifra di 5,7 Miliardi di dollari. Fu così che pervenne nelle mani del, sicuramente sorpreso, Presidente islandese Olafur Grimmson una petizione popolare firmata da 1/4 degli elettori che si dicevano assolutamente contrari a pagare le speculazioni finanziarie della fallita Icesave. Grimsson fu così costretto a bloccare la legge per sottoporla ad un referendum popolare, fissato per il 6 Marzo. Ma la storia non finisce di certo qui! L’Unione Europea o Fondo Monetario Internazionale (ormai i due termini non sono che sinonimi) non poteva di certo restare a guardare. Infatti, sfruttando la richiesta dell’Islanda per l’ingresso nell’UE, il FMI ha di fatto ricattato la, fino ad ora!, indipendente Repubblica islandese “suggerendo” la risoluzione del “problema” attraverso la sostituzione dei debiti privati con obbligazioni pubbliche e l’innalzamento delle tasse per 15 anni (con una stima di 12 mila euro per abitante), praticamente attraverso la svendita dello Stato; se ciò non accadesse di certo l’ingresso dell’Islanda in Europa incontrerebbe diversi ostacoli, per così dire!Tutto rimandato al 6 Marzo quindi, sperando che dall’Islanda possa partire un vento di riscossa popolare che si propaghi in futuro in tutta L’Europa dimostrandone la vera essenza. Un piccolo accenno infine al nostro sistema d’informazione che ,invece di preoccuparsi del naso sfasciato di qualche nanetto nordico piuttosto che dell’ultimo flirt della prima stangona di turno, dovrebbe iniziare a svolgere il reale interesse del popolo informandolo su ciò che di significativo accade intorno ad esso. Fino a quando ciò non accadrà, ci saremo noi.

Marco Masulli

Risultato referendario del 6 Marzo: 93% i NO!!

La vittoria dei 'no' al referendum islandese sulla legge Icesave è stata schiacciante. A respingere il provvedimento che prevede il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack della banca on-line è stato oltre il 90% dei votanti. Lo stesso governo di Reykjavik, poco dopo la diffusione dei primi risultati, ha riconosciuto il risultato delle urne. Un risultato sul quale non esistevano dubbi e ampiamente anticipato dai sondaggi delle scorse settimane.

La maggioranza dell'opinione pubblica islandese, infatti, fin dal primo momento si è mostrata contraria ad una legge che prevede il rimborso di una somma pari a circa il 40% del Pil dell'isola, vale a dire 12.000 euro a testa per i suoi 317.000 abitanti. Un fardello da molti giudicato insostenibile in un Paese che fino al 2007 era considerato dall'Onu "il più vivibile" e che ora sta vivendo la peggiore recessione della sua storia, con una disoccupazione all'8,1%, un debito esterno pari al 300% e la corona islandese che in due anni ha perso la metà del suo valore. Per questo il presidente islandese, Olafur Ragnar Grimsson, fattosi portavoce del malcontento di gran parte della popolazione, non ha firmato la legge varata dal governo del primo ministro, Johanna Sigurdardottir, convocando il referendum. Con tutti i rischi che la vittoria del 'no' comporta. Innanzitutto per quel che riguarda i rapporti col Fondo monetario internazionale, il cui sostegno per Reykjavik è più che mai fondamentale per uscire dalla crisi.

Tutta in salita, poi, appare la strada verso l'adesione all'Unione europea, prevista per il 2012 insieme a quella della Croazia. Le speranze sono legate ai negoziati con Londra e L'Aja che il governo Sigurdardottir è riuscito a tenere in piedi nonostante il referendum.

giovedì 25 febbraio 2010

Prima pagina Numero6 Febbraio-Marzo 2010

VIVA LA FIAT

«La Fiat è un'azienda e ha la responsabilità di un'azienda, è il governo che deve governare». Con queste parole il manager della Fiat, Sergio Marchionne, ha decretato la chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese. La frase è stata pronunciata alla fine dei lavori del congresso della Chrysler. L'azienda Fiat adotta una strategia impeccabile dal punto di vista commerciale ma certamente non condivisibile sia politicamente che umanamente; il problema è che oggi l'economia ha preso il sopravvento sulla vita di tutti e determina qualunque cosa. Sin dall'apertura si sapeva che gli stabilimenti di Termini Imerese erano nati con la caratteristica delle cattedrali nel deserto, con la sola funzione obsoleta di essere utilizzati unicamente fino a quando non ve ne fosse stato bisogno. Questo va bene per un'azienda che non tiene conto di null'altro se non della produttività nuda e cruda. Certamente non va bene se solo si pensasse nell’ottica che lega la produttività alla vita degli uomini stessi. Marchionne è sicuramente un ottimo manager, ma ha mai pensato a quanti disastri sociali alcune sue scelte portano? Di certo no! La sua scuola di pensiero non lo prevede, cosa contano le vite di quasi quaranta nuclei familiari? Del resto nel suo dire è già racchiuso tutto il modo di vedere la vita di chi pensa come un'azienda e quindi ha ragione; ma ancora meglio, ha ragione quando dice che il governo deve governare e qui è anche fortunato, lui e tutti quelli che la pensano come lui perché possono contare con tranquillità su certo tipo di governanti. Poiché non solo la Fiat “si prende” i soldi degli incentivi statali per pagare i propri operai, non solo utilizza i finanziamenti pubblici come fosse un'azienda dello stato, non solo gode dei benefici fiscali e previdenziali del sistema Italia e non ultimo vende le sue auto nel territorio italiano che se le paga con i soldi dei cittadini italiani, ma addirittura può liberamente affamare i propri dipendenti. Allora che il governo, governi! Se il governo fosse veramente tale questi problemi non ci sarebbero! Cari Marchionne e Montezemolo, la vostra fortuna è che non esiste uno Stato, da cinquant'anni siete liberi di spadroneggiare come vi hanno insegnato, la vostra etica che viene da molto lontano non trova ostacoli in uno Stato che non ha più una vera sovranità nazionale. I governi che si sono via via succeduti non rappresentano più da tempo nella realtà le esigenze del popolo italiano che ormai sembri contare soltanto per pagare le tasse e andare a votare. La crisi delle grandi aziende ricade tutta sulla parte più debole di questa catena malevola ossia sugli operai che oggi più che mai son completamente indifesi chiusi in una morsa che li vede da un lato non garantiti poichè non esiste più una coscienza sociale, dall'altra parte totalmente fuori dalle logiche e dalla velocità del mercato produttivo capitalista, per cui quale soluzione si più prospettare se solo si pensa che queste sono appena le prime avvisaglie di quanto più avvenire se non si inverte la linea di tendenza dell'economia mondiale, non è possibile pensare che sia normale il mantenimento dello status quo. Noi reputiamo che alla luce dei fatti di Termini Imerese i lavoratori liberati dai condizionamenti di una classe sindacale assolutamente inadeguata e ormai dichiaratamente asservita alle logiche patronali, ritrovino non solo nell'aspetto del mantenimento delle contribuzioni salariali ma sopratutto nella propria ritrovata dignità la forza di opporsi con azioni dirette al sabotaggio della loro stessa esistenza e di quella dei loro figli.

A

martedì 12 gennaio 2010

FUORI DAL GHETTO!






E’ passato poco più di un anno dall’uscita del primo numero di Contropotere. Da allora, tra deboli attacchi della repressione e ridicole opposizioni da parte di fazioni politiche affette da un «cretinismo immobile», abbiamo iniziato un percorso esistenziale e politico volto alla liberazione dell’uomo dalle catene ideologiche costruite ad arte dal potere per controllare menti e consensi. Sul campo (la strada!) abbiamo constatato che il danno arrecato alle vostre coscienze da parte della politica partitica (ma anche sedicente autonoma) era ed è più grave di quanto pensassimo in partenza e che il nostro percorso si sarebbe da subito scontrato con la diffidenza tipica di chi non ha più speranze né vuole averle, essendosi rassegnato al «produci-consuma-crepa» e alle strumentalizzazioni politiche di ogni catastrofe o sciagura umana,per profitto e consensi. Dopo un anno di attività siamo ancora più convinti che la nostra strada sia l’unica percorribile per scardinare la vostra apatia e la vostra atavica sonnolenza che rendono assolutamente schifosa l'esistenza borghesemente omologata. L'obiettivo è farvi spegnere la tv e accendere quel cervello sempre più influenzato dai falsi miti di benessere imposti, e dalla maggioranza accettati, da chi governa le sorti di questo ordine mondiale. Controinformazione su ciò che ci accade intorno senza distorsioni o adeguamenti ad una ideologia precostituita e, quindi, faziosa. Spazi liberi dedicati alla creatività. Formazione di una mentalità realmente antagonista, di una presa di coscienza popolare da scagliare in faccia ai benpensanti e agli ideologhi ottocenteschi che vorrebbero ridurre le nostre scelte di vita in schemi rigidi e distanti dalla quotidianità. Non siamo di sinistra, non siamo di destra. Siamo convinti che entrambe le scelte non rappresentino altro che facce di una stessa medaglia che noi non avremo mai al collo. Crediamo in una terza via. Ma ciò in cui crediamo ancora più fermamente è la necessità di creare spazi, strutture, eventi che distraggano le masse dalla loro corsa al guadagno, alla speculazione, all'egoismo. Creare le premesse per la rinascita di una gioventù libera dalle droghe del nostro tempo, interventista, non assoggettata alle logiche perverse del mondo moderno. Non scadere nella retorica rivoluzionaria di parolai di tutte le botteghe partitiche è,tuttavia obiettivo di questo giornale. Per questo, sturati le orecchie, togli la benda dagli occhi, accendi il cervello e inizia a leggere.

(dal n.5 dicembre-gennaio 2010)